Ha preso il via a Buenos Aires il nuovo processo per la morte di Diego Armando Maradona, che vede sette imputati accusati di omicidio. La riapertura del dibattimento, attesa con grande attenzione, ha visto la presenza in tribunale delle figlie Dalma, Giannina e Jana, dell’ex moglie Verónica Ojeda e delle sorelle Rita, Ana e Claudia, tutte unite nella ricerca di giustizia.

La richiesta di giustizia della famiglia

Entrando nella sede del tribunale di San Isidro, Verónica Ojeda ha espresso chiaramente il sentimento comune: “La famiglia cerca giustizia e che si concluda una volta per tutte il processo”.

L’avvocato delle figlie, Fernando Burlando, ha parlato di una condanna “imminente” per gli imputati, evidenziando la “grande stanchezza” della famiglia per il prolungarsi del procedimento. Uno degli obiettivi principali della parte civile sarà quello di “evitare manovre dilatorie”, per garantire un rapido e giusto svolgimento del dibattimento.

Il contesto del nuovo dibattimento

Questo nuovo giudizio è stato avviato a seguito del clamoroso annullamento del primo processo, dichiarato nullo per irregolarità. Tali problematiche erano imputate alla giudice Julieta Makintach, coinvolta in riprese non autorizzate per una miniserie documentaristica sul caso, un fatto che ha compromesso la regolarità del procedimento.

Il dibattimento, inizialmente previsto per il 17 marzo, è stato posticipato e ora riprende con un calendario modificato: le udienze settimanali saranno ridotte da tre a due e il numero dei testimoni è passato da 178 a 90, per snellire i lavori.

Gli imputati e le accuse

Sul banco degli imputati siedono sette membri dello staff medico che avevano in cura Maradona dopo un delicato intervento per rimuovere un ematoma alla testa. Tra questi figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicologo Carlos Díaz, l’infermiere Ricardo Almirón e il suo capo Mariano Perroni. Completano la lista la coordinatrice dell’assicurazione sanitaria Swiss Medical, Nancy Forlini, e il medico clinico Pedro Di Spagna.

Tutti sono chiamati a rispondere dell’accusa di omicidio colposo, con pene che potrebbero arrivare fino a 25 anni di reclusione.

Le circostanze del decesso di Maradona

Diego Armando Maradona è deceduto il 25 novembre 2020, all’età di 60 anni, durante la degenza domiciliare successiva all’intervento chirurgico al capo. L’autopsia ha rivelato che la causa del decesso fu un edema polmonare acuto secondario a insufficienza cardiaca. Il suo cuore, pesando 503 grammi, il doppio del normale, presentava una cardiomiopatia dilatativa e un grave accumulo di liquidi (anasarca) negli organi e nel corpo, condizioni che ne avevano gravemente compromesso la funzionalità.

Il pubblico ministero Patricio Ferrari ha rilasciato dichiarazioni forti, affermando che quella di Maradona “è stata una morte annunciata” e che gli imputati “lo hanno abbandonato alla sua sorte condannandolo alla morte”.

Ferrari ha aggiunto che “Diego Maradona ha iniziato a morire 12 ore prima della sua vera morte” e che, se fosse stato portato in una clinica durante quelle ore, “si sarebbe salvato”. Ha concluso definendo l’accaduto “un’indifferenza letale e criminale”.

Il tribunale e le pene previste

Il nuovo dibattimento si svolge davanti al Tribunale Penale Orale n. 7 di San Isidro, presieduto dai giudici Alberto Gaig, Alberto Ortolani e Pablo Rolón. Gli imputati rischiano pene significative per omicidio colposo, con la possibilità di reclusione fino a 25 anni, a testimonianza della gravità delle accuse mosse nei loro confronti.