Il Milan vive un momento di profonda crisi e ha ormai soltanto 180 minuti per provare a salvare una stagione che rischia di chiudersi con un altro fallimento. A un anno dalla delusione precedente, i rossoneri sono di nuovo a rischio esclusione dalla Champions League. La sconfitta contro l’Atalanta ha messo a nudo tutte le difficoltà di una squadra che, dopo il derby, ha tenuto un rendimento paragonabile a quello di una formazione in lotta per non retrocedere.
Il dato è impietoso: 7 punti nelle ultime 8 giornate, contro i 16 della Roma e i 18 della Juventus, dirette concorrenti per l’Europa che conta.
Nel frattempo il Milan è stato risucchiato dai suoi problemi ricorrenti: le polemiche attorno a Rafael Leão, la persistente assenza di un centravanti affidabile — una lacuna che si trascina dai tempi dell’addio di Filippo Inzaghi, con la parentesi positiva di Olivier Giroud — e il solito dibattito tra estetica del gioco e risultati concreti.
Un tesoretto gettato
Così, nel giro di pochi mesi, la squadra è passata dall’essere la principale rivale dell’Inter per lo scudetto al rischio concreto di restare nuovamente fuori dalla Champions. La frustrazione dei tifosi cresce, alimentata da un senso di distanza e disillusione rispetto alla storia del club.
Nel mirino della contestazione c’è soprattutto la dirigenza, con Giorgio Furlani accusato dalla Curva Sud di aver smantellato una squadra capace di vincere lo scudetto.
L’addio a Paolo Maldini resta una ferita aperta e a San Siro, nei momenti difficili, tornano i cori per la sua figura simbolica. La narrazione interna è quella di un club diviso, senza una linea chiara e con una programmazione percepita come fragile e incerta.
Intanto, dall’altra parte della città, i tifosi assistono ai successi dell’Inter, sempre più vicina a un possibile “doblete”. Per il Milan, la trasferta contro il Genoa diventa obbligatoria per restare agganciato all’obiettivo, ma le difficoltà non mancano: Massimiliano Allegri dovrà fare a meno di Leão, Estupiñán e Saelemaekers per squalifica. Ulteriori assenze in un momento già complicatissimo.
Il caso Leao
Il caso Leão, in particolare, pesa anche sul piano emotivo.
I fischi ricevuti a San Siro hanno lasciato il segno e rendono più complicato il recupero di un giocatore in evidente difficoltà. Restano da valutare anche le condizioni di Christian Pulisic, fermato da un problema fisico nell’ultima gara.
"Non è questione di singoli ma di gruppo", ha ribadito Allegri. Ma la realtà racconta altro: la squadra appare spenta, priva di energie e di reazione nei momenti decisivi. Quando servivano intensità e aggressività, il Milan ha risposto con passività, dando la sensazione di una squadra in difficoltà mentale prima ancora che tecnica. Un atteggiamento difficile da giustificare, soprattutto in una stagione senza impegni europei.
A Milanello si ripete: 'Il destino è nelle nostre mani'
Martedì sarà reso noto il calendario della penultima giornata e lo stesso Allegri valuterà l’eventuale ritiro della squadra, ipotesi già evocata da Igli Tare con un "magari servirebbe" pronunciato dopo la sconfitta. In caso di mancato accesso alla Champions, si prospetta un nuovo profondo ridimensionamento: Tare sotto accusa per la costruzione della rosa, Allegri per non aver centrato l’obiettivo e Furlani sempre più contestato, con una petizione online che ne chiede le dimissioni arrivata a 40.000 firme. La classifica, però, lascia ancora uno spiraglio: Milan quarto a 67 punti, a pari merito con la Roma. Tutto è ancora aperto. "Il destino è nelle nostre mani", si ripete a Milanello. Ma serviranno mani ferme, perché altrimenti sarà l’ennesima occasione sprecata.