In occasione del Convegno sul Perdono, tenutosi all'Aquila in preparazione alla 732ª Perdonanza Celestiniana, il cardinale Giuseppe Petrocchi ha offerto una riflessione profonda sul significato e sul valore del perdono. Ha sottolineato che il perdono non deve essere inteso come un atto di debolezza o un cedimento, bensì come «una reazione coraggiosa e rigenerativa, animata dall'amore», capace di trasformare sia l'individuo che la società.

Il perdono: bene morale e risposta al male

Il cardinale Petrocchi ha chiarito che il perdono si configura come un bene morale intrinseco, valido non solo nella prospettiva della fede, ma anche in quella della ragione.

Ha ribadito che non si tratta di «un cedimento di fronte ad un affronto subìto», ma di una scelta consapevole e potente che genera rinnovamento. Ha inoltre tracciato una distinzione fondamentale tra il perdono e l'impunità, evidenziando come la ricerca della giustizia rimanga un elemento imprescindibile e non sia in contrasto con l'atto del perdonare.

Rancore e perdono: effetti sull’anima

Petrocchi ha messo in guardia dagli effetti deleteri del risentimento e del non-perdono. Ha affermato che «il non‑perdono è causa di male‑essere» e che «il rancore aggressivo fa‑male e fa star‑male, anzitutto chi lo nutre in se stesso». Al contrario, il perdono agisce come un processo di purificazione interiore, capace di «disintossicare gradualmente dai virus dell'ira» e di promuovere «l'igiene mentale e la stabilità interiore», elementi cruciali per il benessere psicologico e spirituale dell'individuo.

Facendo riferimento alla figura di Celestino V, il cardinale ha descritto la Perdonanza come una «geniale intuizione creativa». Questa tradizione secolare, che si rinnova da settecentotrentadue anni, offre alla Chiesa un percorso continuo di purificazione e rinnovamento spirituale. Petrocchi ha concluso il suo intervento evidenziando che la vocazione della Perdonanza è mostrare «una Chiesa dalle braccia spalancate» e formare, in un'epoca segnata da conflitti e contrapposizioni, uomini e donne capaci di diventare veri e propri «artigiani della pace».

Il perdono come liberazione interiore

Una riflessione filosofica sul tema del perdono suggerisce che il rancore tende a incatenare l'individuo a un evento passato, intrappolandolo in un ciclo vizioso di risentimento e sofferenza.

In questo contesto, il perdono emerge come l'unica azione in grado di spezzare tale catena distruttiva. Perdonare significa liberarsi da un automatismo negativo, aprendo la strada a una vera e propria libertà interiore e a un rinnovato senso di pace e autonomia personale.