A Milano, il 2 settembre 2026, il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, ha fornito un chiarimento sulla complessa posizione di Diana Bianchedi. A margine del Gran Galà del Calcio Aic, Buonfiglio ha illustrato le ragioni che hanno portato il Comitato Olimpico Nazionale Italiano a richiedere un parere all'ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) in merito alla nomina della Bianchedi a capo delegazione della nazionale italiana. La questione centrale verte sulla possibile incompatibilità di tale incarico con i ruoli già ricoperti da Bianchedi come membro di giunta e vicepresidente del CONI.
Il presidente Buonfiglio ha voluto sottolineare come questa iniziativa non rappresenti una presa di posizione contraria alla Bianchedi, bensì un passaggio fondamentale di garanzia e tutela per tutte le parti coinvolte. Le sue dichiarazioni hanno posto l'accento sulla stringente necessità di prevenire decisioni affrettate, specialmente in relazione a un incarico che interseca molteplici responsabilità istituzionali e che, per sua natura, impone una valutazione formale e approfondita prima di qualsiasi passo definitivo.
La logica della richiesta all'ANAC: tutela e prevenzione
Con toni decisi, il presidente del CONI ha esplicitato la profonda motivazione dietro la richiesta di parere all'ANAC. "Voglio talmente bene e stimo così tanto la Bianchedi che non potevamo fare nessun errore," ha affermato Buonfiglio, evidenziando il legame di stima e la volontà di proteggere la figura di Bianchedi.
Ha poi proseguito: "A sua tutela abbiamo chiesto un parere all'Anac in modo tale che non sia una presa di posizione ma un'azione nell'interesse di tutti e a salvaguardia di una persona che ha un prestigio e una competenza, della giunta e del presidente del Coni. Evitando così errori che cadrebbero a cascata su diverse altre azioni." Questa dichiarazione chiarisce che l'intervento dell'Autorità è stato sollecitato per salvaguardare la reputazione e la posizione della stessa Bianchedi, oltre che l'integrità della giunta e della presidenza del CONI.
Nel ragionamento articolato da Buonfiglio, il parere vincolante dell'Autorità Nazionale Anticorruzione si configura come uno strumento essenziale per proteggere non solo la diretta interessata, ma anche l'intera struttura dirigenziale del CONI.
L'obiettivo primario è scongiurare eventuali ripercussioni negative o effetti a cascata su altri atti e decisioni collegati, qualora una determinazione iniziale dovesse rivelarsi non conforme alle normative vigenti. La questione, dunque, si concentra sulla compatibilità della nomina a capo delegazione con le funzioni già esercitate da Bianchedi all'interno dell'ente sportivo.
Il contesto della nomina sospesa
La situazione relativa alla nomina di Diana Bianchedi non è nuova a fasi di incertezza. Già in precedenza, un incontro tra il presidente Buonfiglio e la stessa Bianchedi non aveva prodotto un via libera definitivo. In quella circostanza, erano stati indicati ulteriori e necessari approfondimenti, in particolare sul delicato tema della inconferibilità dell'incarico.
Parallelamente, sui profili di opportunità della nomina e di eventuale incompatibilità, era stato raggiunto un punto d'intesa, sebbene non risolutivo. Di conseguenza, la nomina di Bianchedi era rimasta sospesa, in attesa di ricevere i chiarimenti definitivi e le valutazioni formali necessarie per procedere con la massima trasparenza e correttezza.