A Roma, il 9 settembre 2026, il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, è intervenuto sul delicato caso legato al tesseramento di Giovanni Malagò. La questione, già all'attenzione degli organi di giustizia sportiva dopo il respingimento della richiesta di archiviazione da parte della Procura Generale dello Sport, è stata commentata da Buonfiglio a margine della presentazione in Senato di "Obiettivo Tricolore", evento in memoria di Alex Zanardi. Il presidente ha scelto una linea di estrema prudenza.

La linea di cautela del CONI

Buonfiglio ha chiarito che la vicenda non può essere affrontata con accelerazioni o valutazioni sommarie.

Le sue parole evidenziano la volontà di coniugare attenzione istituzionale e correttezza procedurale. "Questa storia non avrei mai creduto e voluto che si formalizzasse", ha affermato Buonfiglio, aggiungendo: "Detto ciò, va presa con attenzione e senza fretta. Il CONI e il suo presidente cercheranno di non sbagliare".

Il riferimento è alla controversia sul tesseramento di Malagò, strettamente connessa alla decisione della Procura Generale dello Sport. Buonfiglio non ha anticipato decisioni né ha tracciato percorsi definitivi, ma ha ribadito la necessità di una valutazione accurata. Questo passaggio è cruciale per i rapporti tra il CONI, la FIGC e gli organismi chiamati a esaminare gli atti.

L'ipotesi di commissariamento

Interrogato sull'eventualità di un commissariamento, il presidente del CONI ha respinto l'idea di essere guidato da pressioni esterne o da letture politiche. "Ipotesi commissariamento? Quante volte me lo avete chiesto già in passato, ma io non mi faccio influenzare né da destra né da sinistra", ha dichiarato Buonfiglio. Ha poi precisato: "Non è un diritto, ma un dovere del presidente del CONI fare delle valutazioni con molta attenzione".

Il messaggio trasmesso è quello di una gestione ponderata e responsabile, con il CONI intenzionato a evitare iniziative affrettate. L'elemento centrale rimane la verifica della posizione di Malagò e delle implicazioni procedurali derivanti dalla decisione della Procura Generale dello Sport, senza che dalle parole di Buonfiglio emerga una scelta conclusiva già definita.

Il contesto procedurale della vicenda

La vicenda ha avuto inizio a causa del mancato tesseramento di Giovanni Malagò al momento della sua elezione a presidente della FIGC.