Urbano Cairo, presidente del Torino, è intervenuto a Milano a margine dell’evento Il Tempo delle Donne, commentando la vicenda legata all’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC. Cairo si è concentrato sulle contestazioni relative al tesseramento, affermando di aver letto le motivazioni e di valutare la questione alla luce di precedenti casi che hanno coinvolto Abete e Gravina.
Riferendosi all'elezione di Giovanni Malagò in FIGC, Cairo ha dichiarato di aver esaminato le motivazioni del tesseramento e di aver considerato il passato, citando i casi di Abete e Gravina.
Ha evidenziato come tali aspetti “non erano stati considerati” in precedenza, suggerendo che la questione attuale “può essere anche superata perché non era un argomento del contendere quando accadde nei tempi che furono”. Questa presa di posizione, pur non approfondendo il merito tecnico, apre a una possibile via di composizione.
La posizione di Urbano Cairo
Il ragionamento di Cairo si concentra sulla rilevanza delle contestazioni relative al tesseramento. Il presidente del Torino non ha sminuito la questione, ma ha notato che in precedenti vicende analoghe, tali aspetti non erano stati considerati centrali. Per questo, ha valutato che la questione attuale possa essere superata, in quanto non è stata, storicamente, l’elemento decisivo delle dispute.
L'intervento di Cairo non ha formulato accuse o giudizi definitivi. Ha piuttosto richiamato una continuità con la storia istituzionale del calcio italiano, suggerendo di inquadrare il caso in una prospettiva più ampia. I riferimenti a Abete e Gravina rafforzano l'idea che il tema del tesseramento non sia sempre stato il vero nodo cruciale nei processi elettorali federali.
Il contesto della controversia federale
La vicenda è tuttora incentrata sulla legittimità dell’elezione di Malagò alla presidenza della FIGC. La Procura generale dello sport, sotto la guida di Ugo Taucer, non ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura federale riguardo la correttezza della procedura.