Roma, 11 settembre 2026. La Corte federale d’appello della FIGC, riunita a sezioni unite, ha respinto il reclamo presentato da Renato Miele contro la decisione assunta il 6 agosto 2026 dal Tribunale federale nazionale. Tale pronunciamento conferma l'inammissibilità del ricorso relativo all'elezione di Giovanni Malagò alla presidenza FIGC, avvenuta il 22 giugno 2026. La decisione della Corte federale d’appello consolida quindi il risultato del voto che ha portato Malagò alla guida della Federcalcio.
Il ricorso contro l’elezione presidenziale
Il cuore del procedimento verteva sul voto che ha condotto Giovanni Malagò alla guida della FIGC.
Il Tribunale federale nazionale aveva già dichiarato inammissibile l’iniziativa di Miele, che contestava non solo l'elezione di Malagò, ma anche tutti gli atti presupposti, connessi e conseguenti all'intera procedura elettorale. Nel perimetro della contestazione erano compresi specificamente i verbali della Commissione Verifica Poteri, l'ammissione dei candidati e il tacito silenzio-rifiuto opposto alla richiesta di accesso agli atti relativi alla documentazione sulla candidatura di Malagò.
L'avvocato Renato Miele, noto ex difensore della Lazio, aveva visto la propria candidatura alla Federcalcio respinta per la mancanza dell’appoggio di una delle componenti necessarie. A seguito di tale esclusione, Miele aveva presentato ricorso il 19 luglio, basando la sua contestazione sulla presunta «mancanza di tesseramento» FIGC di Malagò.
Tuttavia, il Tribunale federale nazionale aveva giudicato il ricorso inammissibile, non solo per la sua «tardività», ma soprattutto per una ragione preliminare e dirimente: il «difetto di legittimazione del ricorrente», in quanto «candidato escluso» e non già «candidato ammesso» alla competizione elettorale.
Il precedente sulla candidatura di Miele
Questa recente decisione si inserisce in un quadro di precedenti pronunciamenti della giustizia sportiva federale. Già il 18 giugno 2026, la Corte federale d’appello aveva respinto un altro reclamo dell’avvocato Renato Miele. In quell'occasione, il ricorso era stato presentato contro la decisione dell’8 giugno del Tribunale federale nazionale, che aveva dichiarato in parte infondato e in parte inammissibile il ricorso di Miele contro la non ammissione della sua candidatura alla carica di presidente federale.
La motivazione di tale mancata ammissione era stata ricondotta alla «mancanza di accredito» prevista dall’articolo 24, comma 5, dello Statuto FIGC. Il reclamo precedente includeva anche l’ammissione delle candidature di Giancarlo Abete e Giovanni Malagò, evidenziando la complessità del contenzioso.
La nuova decisione della Corte federale d’appello chiude dunque un ulteriore capitolo della controversia legale legata all'elezione presidenziale della FIGC, confermando le precedenti statuizioni.