I grandi cambiamenti non sono bastati per cancellare i difetti del passato. Juventus e Milan hanno profondamente rinnovato organici e strutture societarie, ma lo scontro diretto di domenica ha riproposto alcune delle difficoltà già emerse nella scorsa stagione. I bianconeri continuano a mostrare limiti evidenti nella produzione offensiva, mentre i rossoneri hanno confermato di soffrire quando devono confrontarsi con una rivale di alto livello. Due progetti nuovi, dunque, ma con problemi vecchi ancora da risolvere.
Juventus, l’attacco non decolla: servono gol oltre ai nuovi centravanti
L’arrivo di giocatori come Woltemade, a cui bisogna dare logicamente tempo, e soprattutto Kolo Muani, avrebbe dovuto aumentare sensibilmente il peso offensivo della Juventus, ma per il momento il problema principale resta quello della passata stagione: segnare con continuità. I bianconeri hanno iniziato il campionato raccogliendo risultati utili, ma senza mai convincere pienamente negli ultimi metri. Contro il Frosinone è arrivata una vittoria con un solo gol di scarto e nel finale la squadra laziale ha persino sfiorato il pareggio; anche contro il Parma era stato necessario attendere più di un'ora prima di sbloccare una partita alla fine chiusa con due gol.
Il copione si è ripetuto contro il Milan, dove la Juventus ha prodotto poco in fase di finalizzazione e soltanto Conceicao è sembrato realmente vicino al gol. Alla fine è stato Federico Gatti, sfruttando le proprie qualità nel gioco aereo, a evitare una sconfitta che avrebbe complicato il bilancio della serata. Un dato che racconta quanto a Spalletti serva ancora lavorare per rendere più pericolosa una squadra che, nonostante i tanti cambiamenti, continua a dipendere da episodi e individualità. I nuovi attaccanti dovranno quindi diventare protagonisti veri, perché il salto di qualità della Juventus passerà inevitabilmente dalla capacità di trasformare il possesso e le occasioni in reti.
Milan, primo esame fallito: Amorim cerca ancora la sua identità
Il Milan ha invece incontrato un problema diverso, ma altrettanto importante. Al primo vero test contro una diretta concorrente, la squadra di Ruben Amorim ha faticato enormemente a costruire occasioni e si è trovata spesso in difficoltà sotto la pressione juventina. Il pressing dei bianconeri ha funzionato, permettendo alla squadra di Spalletti di recuperare diversi palloni già nella metà campo avversaria e impedendo ai rossoneri di sviluppare con continuità il gioco desiderato dal nuovo tecnico portoghese. Lo stesso Amorim, nel post partita, ha riconosciuto implicitamente come i propri concetti non siano ancora stati assimilati completamente dai calciatori.
Un’attenuante importante, considerando che il Milan ha intrapreso un percorso tecnico nuovo e necessita inevitabilmente di tempo per metabolizzare idee, principi e movimenti. Il problema è che dalla società ci si aspetta un deciso salto di qualità sotto il profilo del gioco e, almeno in questa fase, i progressi non sono ancora evidenti. La sfida contro la Juventus ha quindi lasciato un Milan ancora alla ricerca della propria identità, con Amorim chiamato ad accelerare il processo di crescita senza perdere di vista una necessità fondamentale: rendere la squadra più competitiva proprio nelle partite che contano.