Dalla capitale italiana, il 10 settembre 2026, Ezequiel “El Pocho” Lavezzi è tornato a esprimersi pubblicamente riguardo al suo recente ricovero, un evento strettamente connesso a problematiche di salute mentale. L’ex calciatore di spicco del Napoli ha scelto di condividere la sua esperienza nel corso di un’intervista rilasciata in Argentina, un colloquio che ha dedicato spazio anche al suo profondo legame con il club partenopeo. Durante questa significativa conversazione, Lavezzi ha rivelato con chiarezza che la decisione fondamentale di intraprendere un percorso di cura è stata motivata, in maniera preponderante, dal suo rapporto con il figlio.
Le sue parole hanno riportato l’attenzione mediatica su un cammino personale che l’argentino stesso descrive come ancora in piena evoluzione e lontano da una conclusione definitiva.
Il momento più incisivo dell'intervista è giunto quando Lavezzi ha fornito una spiegazione diretta e senza filtri sulla ragione che lo ha spinto a prendere una tale decisione. “Mi sono curato per mio figlio. Non potevo continuare così”, ha affermato l’ex attaccante, oggi quarantunenne. Con queste parole, ha collegato il suo ricovero alla pressante necessità di affrontare una fase particolarmente difficile della sua vita e di evitare che le conseguenze della propria condizione personale potessero in qualche modo gravare sulla serenità della sua vita familiare.
Questa spiegazione è stata accompagnata dal riferimento a momenti di grande complessità emotiva, che lo hanno infine condotto ad accettare e ricercare un indispensabile aiuto sanitario.
Il percorso di cura e il ruolo della famiglia
Attualmente, Lavezzi si trova ancora in una fase di piena riabilitazione, un percorso ufficialmente indicato per la gestione di crisi di ipomania. Intorno alla sua vicenda personale, in Argentina, non sono mancate diverse ricostruzioni mediatiche che hanno fatto riferimento a presunte dipendenze da alcol e droghe. Tuttavia, nel racconto lucido e personale dell’ex calciatore, il punto centrale e irrinunciabile rimane la sua ferma volontà di curarsi e di superare le difficoltà.
“Mi sono detto che non posso rovinare la vita a mio figlio”, ha spiegato con enfasi. “Ho dovuto attraversare molti momenti, oggi continuo con un trattamento specifico, ma sono passato attraverso periodi complessi. Mi hanno convinto e mi hanno ricoverato. Ho capito come ho sbagliato nel corso della vita e mi sono detto che non voglio questo per il mio futuro e per quello della mia famiglia”.
Le dichiarazioni rilasciate dall’argentino delineano un percorso di cura non ancora giunto al termine, caratterizzato da un costante trattamento e da un impegno continuo nella riabilitazione. Lavezzi, la cui carriera è indissolubilmente legata alla sua esperienza al Napoli e successivamente anche con squadre come il Genoa e il Paris Saint-Germain (PSG), ha scelto coraggiosamente di raccontare pubblicamente una parte estremamente fragile e intima della propria storia.
Questa scelta è stata motivata non tanto dalla sua gloriosa carriera sportiva, quanto piuttosto dalla profonda responsabilità che sente nei confronti del figlio. Durante l’intervista, secondo quanto riportato da alcuni media argentini, Lavezzi avrebbe iniziato a manifestare tremori in modo vistoso; la spiegazione più accreditata e riportata è che tale fenomeno possa essere stato probabilmente causato dall'assunzione di un farmaco.
Le immagini che hanno riaperto il dibattito
Un ulteriore elemento di contesto che ha contribuito a riaccendere il dibattito pubblico riguarda immagini recenti diffuse durante un evento ufficiale del Napoli, inum