Milano ha tributato l'ultimo saluto a Sandro Mazzola, leggendario campione dell'Inter e della Nazionale, lunedì 21 settembre 2026. Le esequie si sono tenute nella basilica di Sant’Ambrogio, nel cuore della città, alle 14:45. L'addio al fuoriclasse, scomparso a 83 anni dopo una lunga malattia, ha visto la partecipazione di familiari, rappresentanti del club nerazzurro, figure del calcio e numerosi tifosi, tutti riuniti per omaggiare una delle figure più iconiche della storia interista.

La cerimonia ha mantenuto il tono composto delle grandi occasioni civili e sportive.

Mazzola, legato per tutta la carriera alla maglia nerazzurra, è stato ricordato come simbolo di appartenenza e continuità. Un campione capace di unire generazioni, mantenendo intatto il legame con Milano e con il pubblico che lo aveva seguito negli anni della Grande Inter.

Il ricordo dell’Inter

Tra i presenti, il presidente dell'Inter Giuseppe Marotta ha affidato al suo intervento l'omaggio del club. «È una leggenda che se ne va – ha dichiarato –, un personaggio che ha generato tante emozioni. Il dovere è preservare la memoria e i valori che essa contiene, da trasmettere ai nostri ragazzi, anche del settore giovanile». Ha poi aggiunto: «Sandro ha impersonificato questi valori, fondamentali per la vita futura dei nostri giovani».

Le parole del dirigente hanno richiamato il filo più profondo della vicenda sportiva di Mazzola: non solo i successi, ma l'idea di una memoria da custodire nel club. Per l'Inter, il suo nome resta legato a una stagione irripetibile, fatta di vittorie, identità e riconoscimento popolare. Il commiato ha unito il dolore per la perdita a un messaggio rivolto alle nuove generazioni.

Un addio condiviso dalla città

All'esterno della basilica, l'affetto dei tifosi ha accompagnato il funerale con una presenza sobria e partecipe. La scelta di Sant’Ambrogio, già indicata come luogo delle esequie, ha conferito alla giornata un significato cittadino oltre che sportivo. Il saluto a Mazzola non ha riguardato solo il mondo nerazzurro, ma l'intera Milano, che ha riconosciuto in lui un protagonista della propria storia calcistica.