Il presidente della FIGC, Giovanni Malagò, ha affrontato con serenità la questione del suo mancato tesseramento, parlando a Milano il 9 settembre 2026, dopo aver lasciato la Lega di Serie B. Le sue dichiarazioni sono state improntate alla calma: "Sono molto, molto tranquillo, sono sereno", ha affermato, aggiungendo che "sarebbe sbagliato adesso raccontare tutta la storia" poiché "mi sembra che la conoscano tutti molto bene". Malagò ha scelto di non dilungarsi, rassicurando sulla sua posizione.

Serenità e precedenti

Malagò ha respinto ogni preoccupazione, dichiarando: "Non sono preoccupato e soprattutto credo che ci sono precedenti fin troppo evidenti di quella che è la storia".

Il riferimento ai precedenti è il fulcro della sua difesa, suggerendo l'esistenza di elementi chiari e consolidati a supporto della sua posizione.

L'ombra di una regia politica

Interrogato su una possibile regia politica, Malagò ha risposto, pur senza accuse dirette: "Diciamo che è qualche mese che si è tentato delle strade diverse da quello che sono le dinamiche di consenso elettorali". Questa affermazione suggerisce che la vicenda del tesseramento possa inserirsi in un tentativo di influenzare le dinamiche elettorali, andando oltre la mera questione burocratica e collocando il caso sul piano dei rapporti interni e delle procedure elettorali.

Il nodo giuridico-sportivo e il vizio di forma

La vicenda si concentra sulla presunta incandidabilità di Malagò alla presidenza della FIGC, collegata al suo mancato tesseramento.

La Procura generale dello Sport del Coni ha rifiutato di archiviare la richiesta della procura FIGC, mantenendo aperta la questione giuridico-sportiva. L'analisi evidenzia come il mancato tesseramento possa configurare un possibile vizio di forma nell’elezione. Per candidarsi alla presidenza della Federcalcio, secondo questa interpretazione, sarebbe stato indispensabile essere regolarmente tesserati. La mancanza del tesseramento assume così un significativo rilievo politico e procedurale.