È stata rilanciata a Milano, il 19 settembre 2026, l'ultima intervista inedita di Sandro Mazzola, pubblicata sui canali ufficiali dell'Inter. Nel commovente colloquio, il leggendario campione ha ripercorso la sua lunga e intensa storia con la maglia nerazzurra, descrivendo il club come una presenza fondamentale e decisiva nella sua crescita, sia come uomo che come calciatore. Il passaggio più intimo e significativo è racchiuso nell'immagine dell'Inter come una vera e propria figura materna: "L'Inter è la mamma di un giovane", ha affermato Mazzola, svelando un legame profondo e indissolubile.
Mazzola ha rievocato con lucidità i suoi primi anni, quando, pur non essendo ancora titolare, veniva regolarmente convocato per allenarsi con i "grandi" della squadra. Osservava attentamente i compagni, cercando di carpire i segreti del loro tocco sul pallone e di apprendere le dinamiche del gioco. Da quell'esperienza, da lui stesso definita bellissima, trasse un insegnamento profondo che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera. Nelle sue parole emergeva un palpabile orgoglio per la maglia nerazzurra e un forte senso di appartenenza a un calcio vissuto con genuina semplicità, ma capace di lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva e nel cuore dei tifosi.
La Coppa dei Campioni e l'incontro emozionante con Puskas
Tra i ricordi più vividi e significativi, Mazzola ha menzionato la sua prima Coppa dei Campioni, un trofeo al quale si sentiva particolarmente legato. La conquista di quella coppa giunse al culmine di una lunga e impegnativa rincorsa. La squadra scendeva in campo consapevole del peso dell'occasione, animata dalla ferma volontà di aiutarsi reciprocamente. Il Real Madrid era universalmente riconosciuto come una grande e temibile avversaria, ma l'Inter seppe trovare nella propria compattezza e nel gioco di squadra la chiave per raggiungere il successo. In quel contesto memorabile si inserisce anche l'incontro con Ferenc Puskas, da lui definito senza esitazioni uno dei più grandi calciatori della storia.
Mazzola ha raccontato di aver provato un'emozione fortissima, quasi un tremore, quando il fuoriclasse ungherese gli si avvicinò. Le parole scambiate in quell'occasione lo segnarono profondamente, tanto che, come ricordava, anche a distanza di tempo, nei suoi occhi continuava a rivedere l'immagine di Puskas.
La Prima Stella, lo Scudetto del 1971 e la forza dello spogliatoio
La conquista della Prima Stella è stata rievocata da Mazzola come un periodo di intensa tensione, un'atmosfera già palpabile all'interno dello spogliatoio. Il campione spiegò che la squadra era ben consapevole di non poter assolutamente lasciarsi sfuggire un'occasione così storica e che, sul campo, ogni dubbio si dissipava attraverso i semplici ma eloquenti sguardi tra compagni.
Riguardo al 1971, Mazzola aggiunse che l'Inter non nutriva inizialmente grandi aspettative di vittoria. Proprio per questa ragione, la straordinaria rimonta di quella stagione rimase un ricordo indelebile, destinato a durare nel tempo. Prima di una partita cruciale, dopo il riscaldamento, Mazzola ricordò di aver visto i suoi compagni smarriti, quasi timorosi. Fu l'intervento provvidenziale del portiere, con una domanda diretta e risolutiva su cosa fosse necessario fare per vincere, a sciogliere quel blocco psicologico, permettendo al gruppo di entrare con la giusta determinazione nella gara decisiva.