La maxi sosta della Serie A per le Nazionali è una novità assoluta nel calcio italiano. Introdotta per ridurre gli spostamenti dei calciatori e garantire maggiore continuità alle selezioni, impone ai club una riorganizzazione della preparazione e la gestione dei propri elementi chiave assenti.
Un "mini ritiro" con carichi da dosare
Valter Vio, preparatore atletico esperto, interpreta la sosta come un "mini ritiro ma con carichi ridotti". La gestione dei giocatori rimasti al club è l'aspetto più delicato. "Quando c'è una sosta così lunga l'errore che si può fare è quello di caricare troppo i giocatori rimasti che, non avendo giocato tutti i match, hanno un carico cronico ridotto perché gli manca la partita.
E se questo succede si può rischiare l'infortunio". Fondamentale evitare sovraccarichi per prevenire lesioni.
Rientri differenziati e la sfida mentale
Alla ripresa, gli allenatori dovranno gestire calciatori in condizioni diverse. Vio sottolinea il "rischio" di armonizzare chi ha proseguito il lavoro con la squadra e chi rientrerà dagli impegni internazionali. La soluzione sarà distinguere i percorsi: "Bisognerà dividere chi ha giocato tanto, lasciandolo recuperare, da chi ha giocato poco e che rischia di tornare dalla propria nazionale sotto allenato perché rimasto in panchina".
La sosta incide sulla concentrazione. Vio evidenzia che "la partita ufficiale non si può simulare" e che una lunga interruzione può portare i giocatori a rilassarsi.
Se da un lato questo "scarico" è positivo, dall'altro richiede la capacità di "accendere nuovamente la spina". Giocando ogni pochi giorni, la concentrazione è costante, ma dopo una pausa prolungata il ritmo può venire meno. Ciononostante, i veri campioni si distinguono per la loro forza mentale e la rapidità nel ritrovare l'intensità. "Ed è la qualità quella che conta, la preparazione fisica è di appoggio alla qualità del calciatore stesso", conclude Vio.