Massimiliano Alvini ha posto al centro il percorso del Frosinone. Al Festival dello sport di Trento, il tecnico ha ribadito che la priorità resta la permanenza in Serie A, pur riconoscendo qualità e margini di crescita al gruppo. Il messaggio è chiaro: la squadra deve costruire una propria identità per la salvezza.

Alvini ha sintetizzato la linea del club: "L'obiettivo rimane la salvezza. Ma il potenziale, questo Frosinone, lo ha tutto". Il tecnico ha indicato esempi interni: "Bracaglia è un ciociaro, incarna lo spirito della squadra, come Palmisani, che viene da un percorso di sacrifici ora ripagati con la Serie A e quel 9 in pagella per la gara col Como.

Allenare tali giocatori è una fortuna".

Il valore dell'attitudine e la crescita del gruppo

Altri profili centrali. Alvini ha citato "Raimondo, con caratteristiche notevoli ed è in miglioramento. Gli auguro una convocazione in Nazionale. E ancora Calò, un giocatore intelligente e dal piede gentile. L'ho rincorso per anni e ora lo posso schierare in campo". Chiave è il metodo: riconoscere qualità tecniche e atteggiamento, inserirle in un’idea comune e trasformarle in rendimento collettivo.

Il percorso di Alvini: gavetta e promozione

Il suo percorso spiega il tono. Arrivato in corsa la scorsa stagione, Alvini ha guidato il Frosinone a una promozione inattesa: con il 5-0 sul Mantova, il club è tornato in Serie A dopo due anni in cadetteria.

Ripensando alla sua carriera, l’allenatore ha parlato di una "gavetta dura, un percorso lungo", cominciato allenando gli amatori. Rinunce e studio ne caratterizzano il racconto. Ha ricordato: "Come quel primo maggio 2001 quando, approfittando della festività, assistevo agli allenamenti dell'Empoli, ad".