Il 28 ottobre 2026, da Roma, è giunta la notizia delle dimissioni di Takeshi Okada, vicepresidente della federazione calcistica giapponese ed ex commissario tecnico del Giappone ai Mondiali del 1998 e del 2010. La sua decisione è maturata a seguito del sostegno espresso dalla Confederazione calcistica asiatica (AFC) a Gianni Infantino per un nuovo mandato alla guida della FIFA. Questo allineamento politico dell'Asia calcistica ha creato una frattura con le convinzioni personali del dirigente giapponese.
Okada ha motivato la sua uscita dall'incarico con un chiaro disaccordo rispetto alle recenti posizioni della AFC verso la FIFA.
Il punto cruciale è il sostegno alla candidatura di Infantino, una scelta che, per il dirigente giapponese, si pone in netto contrasto con la sua interpretazione del ruolo pubblico dello sport e dei suoi valori.
Il sostegno asiatico a Infantino e le dimissioni di Okada
Durante una riunione a Tokyo, il presidente del calcio asiatico, lo sceicco Salman bin Ebrahim Al Khalifa, ha espresso un "pieno impegno" a favore del dirigente italo-svizzero. Questa linea assume particolare rilievo poiché segue settimane di tensioni relative al progetto, attribuito a Infantino, di aprire le competizioni più prestigiose della FIFA, inclusi i Mondiali, agli investitori privati.
Su tale questione, l'AFC aveva in precedenza assunto una posizione critica, allineandosi all'Europa nel contestare l'ingresso di capitali privati nelle principali competizioni FIFA.
Il successivo cambio di passo politico, con l'appoggio alla candidatura di Infantino, ha reso più evidente il dissenso di Okada. Il dirigente ha scelto di dimettersi, non ritenendo compatibile con i suoi principi una linea che contrastava le sue profonde convinzioni.
Le motivazioni di Takeshi Okada
Okada ha spiegato che "tali controversie risultano incompatibili con le sue convinzioni personali". Ha aggiunto: "Nel corso della mia carriera, ho attribuito grande importanza al valore sociale dello sport, convinto che debba essere praticato con integrità". Questa dichiarazione sottolinea la sua adesione a principi di lealtà e trasparenza, essenziali per lo sport e il suo impatto sociale. La sua decisione riflette una ferma presa di posizione a difesa di questi ideali, in un contesto che, a suo avviso, non li rispecchiava più.