I gravi scontri riportati negli ultimi giorni a Kiev, capitale dell'Ucraina, con l'uccisione di circa 100 manifestanti - non esistono ancora fonti ufficiali - e il sequestro di 67 agenti della polizia, hanno oscurato i motivi che hanno sobillato migliaia di Ucraini a scendere in piazza nelle ultime settimane, tenendo in scacco le istituzioni nevralgiche del governo. Nemmeno ha aiutato la stampa, divisa, come consuetudine, tra filo-governativi e simpatizzanti della protesta, più preoccupata all'annotazione dei sanguinosi accadimenti che delle cause, degli obiettivi e degli interessi in gioco.

Nonostante sia arrivata oggi la notizia dell'accordo tra Yanukovich e le opposizioni su elezioni anticipate e ripristino della Costituzione del 2004, è possibile andare oltre alla mera cronaca, tracciando le linee guida dello scontro e ricercare le ragioni geopolitiche che coinvolgono Russia e Unione Europa.

Le cause delle sommosse vanno ricercate sia nella politica interna sia in quella estera.

I manifestanti, hanno chiesto maggior democrazia, il pieno rispetto dei diritti civili, il ripristino della Costituzione del 2004, denunciando un regime, de facto, oligarchico. Più volte l'attenzione internazionale si è focalizzata sul mancato rispetto dei partiti dell'opposizione e sul caso Tymoshenko. Si deve aggiungere a ciò una situazione economica insostenibile, vista l'assenza di politiche sociali e distributive.

Sul versante della politica estera, il governo di Yanukovich è sempre stato filo-russo - alle ultime elezioni l'attuale presidente aveva vinto proprio grazie al voto degli ucraini dell'est, favorevoli all'influenza di Mosca. I manifestanti spingono per un'Ucraina che guardi all'Europa, secondo i valori di marca occidentale di libertà e uguaglianza. Un vero affronto per la Russia, che vanta fin dal secondo dopo guerra interessi strategici.

Per l'establishment di Putin, Kiev è importante come stato cuscinetto tra la Russia stessa e l'Europa, ed è una zona di passaggio per rifornire il continente di gas. Proprio l'insufficienza energetica spiega l'obbligo per Yanukovich di stringere un forte sodalizio con Putin.

L'Europa non ha mai saputo cogliere l'occasione. Si è sempre dimostrata ambigua: non ha mai attuato strategie favorire la democrazia e il rispetto delle opposizioni, e ha agito in modo disgregato e confuso sul caso Tymoshenko, per non incrinare i fragili rapporti con Mosca.

Ora, però, la Federazione Russa rischia seriamente di perdere una zona geo-politicamente essenziale, a vantaggio di un'Unione che potrebbe sfruttare l'Ucraina per affacciarsi sul Mar Nero, tagliando fuori la Russia nelle forniture di gas. Un rischio che Putin, non è disposto a correre, come si è visto dalla tempestività con cui Yanukovich, sotto le pressioni della diplomazia russa, è giunto ad un accordo con le opposizioni.

Tra richieste di democrazia e diritti, scontri sanguinosi simili ad una guerra civile, e interessi internazionali, soprattutto sul piano energetico, l'Ucraina resta tuttora un'incognita, per quanto sia difficile prevedere un allontanamento così radicale e repentino da Mosca.

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