La crudele uccisione in Burundi (Africa) delle tre suore missionarie italiane, Lucia Pullini, Olga Raschieti e Bernarda Boggian, 75, 83, 79 anni rispettivamente, che da cinquanta anni erano in missione in quel continente, è stata un enorme dolore per il mondo civilizzato: infatti, sembra che la faccenda della costruzione della missione sul terreno degli antenati dell'assassino sia solo un pretesto per coprire i motivi religiosi.

Forse non si riesce più, da quando è nata la religione cristiana, a fare una stima delle vittime cristiane: verosimilmente centinaia di migliaia. E non si dica che sono soltanto i missionari le vittime, basterebbe infatti pensare ai preti, vescovi e suore uccisi in Italia ed in altri Paesi occidentali cosiddetti civili o civilizzati; per fare qualche esempio citiamo Don Pino Puglisi, Padre Angelico (Cesare), Don Edmundo de Amicis, Beato Rolando Viti, Don Tullio Calcagno, Don Colombo Fasce, Oscar Arnulfo Romero, Don Pietro Treccani, Don Guido Salvi e tanti anche nel continenti americano.

La vita, si sa, non è per sempre e, rischiare di morire per amore degli altri è altamente nobile ed è proprio della dottrina cristiana; la dedicazione al prossimo ( ma il prossimo tuo come te stesso) spesso si scontra con l'ingratitudine umana. Non fare bene che male te ne viene, dice un vecchio proverbio popolare e la migliore ricompensa è l'ingratitudine. Per quanto tempo dovremo ancora assistere a stragi come questa?

Andate e moltiplicatevi: le missioni ed il proselitismo insito nella religione cristiana causeranno martiri finché ci saranno altre religioni ostili e finché ci saranno fanatismo, radicalismo ed estremismo religioso. A questo punto occorre sperare che le parole dil Papa Francesco riguardo il crudele massacro delle tre suore italiane missionarie in Burundi:" il sangue versato diventi seme di speranza per costruire l'autentica fraternità fra i popoli", si diffondano il più possibile, facendo breccia nelle coscienze e nei cuori dei fanatici e riducano queste brutali stragi.

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