Si sfoglia con fatica il diario di Yara Gambirasio, una ragazzina di soli tredici anni che ora non c'è più, uccisa per motivi che restano inspiegabili ed incomprensibili. E' un diario che 'fa male', scritto con una calligrafia ancora infantile, un diario che, nelle ultime pagine, rimanda alle interrogazioni che non sarebbero mai state date o alle pagine dei libri di scuola che non sarebbero mai state studiate. Un diario che si interrompe al 5 dicembre 2010, con un memorandum per una di quelle interrogazioni per la quale occorreva studiare.

Yara Gambirasio, invece, è stata uccisa il 26 novembre 2010, pochi giorni prima. Dalle pagine del suo diario non emergono inquietudini, come se la sua vita fosse stata quella semplice e spensierata di una tredicenne.

Il settimanale 'Gente' ha riportato alcuni stralci del contenuto del diario della povera ragazzina di Brembate di Sopra. Bisognava trovare, in inglese, 'almeno 8 cose che cambieranno la nostra vita nel corso del tempo'. 

Omicidio Yara Gambirasio: il diario della ragazzina tra studio e ginnastica

Nel suo compagno di tutti i giorni, soprattutto studio e ginnastica, poco spazio per altri argomenti anche se non mancano i riferimenti ai compleanni delle amiche, (con gli immancabili TVB) e a quello di 'papi' segnato con due cuoricini rossi, quasi a voler sottolineare l'amore smisurato per il papà. Ci sono persino i gusti di gelato preferiti come il gelato al limone, al 'puffo' e allo yougurt ma non mancano nemmeno gli auto rimproveri o, comunque, la determinazione ad ubbidire ai suoi genitori: 'Non devo guardare la TV.

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Faccio prima mate (ossia matematica), preparo la cartella poi vado in biblioteca e per finire tedesco.' 

Il diario di Yara Gambirasio è stato esaminato dagli uomini del Ris e del Racis ed ora verrà affidato a degli esperti psicologi che saranno chiamati a verificare possibili ansie o preoccupazioni da parte della giovane, poco prima di ciò che sarebbe accaduto in quel tragico 26 novembre 2010: il processo a Massimo Giuseppe Bossetti, colui che viene ritenuto il colpevole dell'efferato delitto, continua.