Ci risiamo: dopo la vergogna degli scavi di Pompei con migliaia di turisti ignari sotto il sole, dopo la disputa sindacale “ad orologeria”, che ha messo a rischio la prima scaligera di Turandot in Mondovisione, per l'inaugurazione di Expo, oggi è andata in scena un'altra avvilente rappresentazione, quella di ulteriori migliaia di visitatori fermi in coda davanti ai cancelli chiusi del Parco Archeologico di Roma, Colosseo compreso. Questa situazione non ha senso. Pur riconoscendo eventuali motivazioni economiche pregresse, chi oggi ha creato tutto questo non è minimamente giustificabile.

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Se il motivo è stata la ritardata erogazione degli arretrati (cioè di un diritto già acquisito), non ci si può nascondere dietro la definizione di “lotta sindacale”. Nessun diritto era in pericolo.

L'epidemia di Capodanno

Abbiamo tutti assistito all'epidemia che ha decimato i vigili di Roma, a Capodanno (non si sono ancora viste sanzioni e questo è triste). Per non parlare degli scioperi autoferrotranvieri (di norma, il venerdì), tesi a creare problemi non “al padrone”, ma contro altri lavoratori che si vedono costretti a fare ferie o a inventare un modo di raggiungere il proprio posto di lavoro. Il vero problema è che il mondo lavorativo è ormai diviso in due parti, sempre più lontane tra loro. Da un lato c'è chi non rischia il posto, dall'altra parte la gente che ha così paura di perdere il lavoro che accetta condizioni illegali (caporalato). Il primo è il privilegiato mondo di chi sa già che si “ammalerà” tra sei mesi, con cure termali a carico del SSN (un certificato medico non si nega a nessuno), il mondo di chi ti tiene in coda, poiché il suo posto allo sportello non è un servizio all'utenza, ma un punto d'arrivo: é giusto riposarsi, dopo tante fatiche compiute per quel posto.

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È avvilente vedere le “pause caffè multiple”: numerose e “compartecipate” con vari colleghi, tanto l'utenza può attendere. Anche le banche non si sottraggono a questo “rito”. È di oggi una statistica che rileva come le aziende estere in Italia abbiano una produttività superiore alle aziende nazionali. Sono cattive loro, oppure tali aziende (certamente spesso non benevole, ma necessarie), cercano solo di avere convenienza ad operare in Italia? Chi investe i propri soldi, vuole risultati. Questo è quanto, da decenni, i sindacati italiani dimostrano di non volere comprendere: mesi discutendo di “articolo 18”, che riguardava solo una privilegiata minoranza.

Miracolo in America

La trattativa tra Marchionne e il sindacato USA dei lavoratori dell'auto è durata solo qualche ora, con reciproca soddisfazione. Ci hanno guadagnato in due: azienda e lavoratori. A Detroit in molti ricordano che, senza Marchionne in veste di “padrone”, migliaia di operai sarebbero disoccupati. Oltreoceano lo hanno capito, in Italia si hanno ancora ideologie degli anni '70.

Qui si preferisce sovvenzionare, con soldi pubblici, ciò che andrebbe solo chiuso per antieconomicità. Non nascono nuovi posti e si pesa sul pubblico, cioè noi, con il beneplacito del sindacato (che ha i suoi buoni scandali retributivi, in nome dei lavoratori...). Questo è l'atteggiamento sbagliato, quello che fa chiudere il Colosseo “per discutere democraticamente”, come dice la Camusso. Si cerca di ripartire dopo anni di fermo e di suicidi tra imprenditori e dipendenti. Perchè distruggere gli sforzi che tutti stiamo facendo?