Il caso più famoso è sicuramente quello del liceo Columbine di Denver, quando il 20 aprile del 1999 due studenti di 18 e 17 anni sparano sulla folla, uccidendo 12 loro compagni ed un insegnante, il tutto prima di togliersi la vita all'interno della biblioteca della scuola. Michael Moore girò anche un film su questo tragico capitolo della storia americana, "Bowling a Columbine", raccontando il complesso rapporto dei cittadini statunitensi con le armi da fuoco, un documentario per cui vinse anche un Oscar.

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Al di là della risonanza mediatica però, le sparatorie nelle scuole americane hanno assunto ormai una dimensione "quotidiana" vista la frequenza con cui avvengono: si pensi che dal 2009, anno in cui si verificò una sparatoria a Portland, Obama si è trovato ad affrontare il problema delle sparatorie negl'istituti scolastici americani per ben 11 volte fino ad oggi.

È impossibile non cogliere la dimensione drammatica del fenomeno nel lungo elenco delle sparatorie fra college, università e scuole americane. Tante le polemiche, ma nel frattempo il secondo emendamento della Costituzione americana rimane intoccabile, così i proiettili continuano a volare fra i banchi di scuola. Si tratta di un problema nazionale, com'è possibile constatare dal caso del '99 fino alla più recente sparatoria in Oregon di giovedì scorso.

Dal 1999 infatti, anno della Columbine High School, sono seguiti negli tante altre stragi scolastiche: il 16 gennaio 2002, alla piccola università di Groundy (Virginia) uno studente straniero uccise il Rettore dell'università, un'insegnante ed una studentessa, ferendone altri durante la fuga; a distanza di tre anni, il 21 marzo del 2005, alla Red Lake (Minnesota) durante una sparatoria rimasero coinvolti 6 morti e 14 feriti; il l 2 ottobre 2006 a Lancaster (Pennsylvania) il numero delle vittime sale a 5 ragazze morte e 5 ferite.

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La Virginia Tech, dopo il caso Columbine, rappresenta il capitolo più noto fra le sparatorie scolastiche: il 17 aprile 2007 vengono uccise 32 persone in totale, 30 di queste fucilate in piedi come in un'esecuzione. Ma non è tanto questo il dato allarmante: l'’8 dicembre 2011, a distanza di quattro anni, il Virginia Polytechnic Institute di Blacksburg, torna ad essere di nuovo luogo di sparatoria. Nel parcheggio del campus americano un uomo uccide a colpi di pistola due persone, un agente e il killer.

E l'elenco non si ferma qui. Il 14 febbraio 2008 è la volta dell'Illinois University con 5 persone morte e 15 feriti; poi, il 27 gennaio 2009, tocca a Portland (Oregon) con due morti e due feriti, tra cui una giovane italiana. Dall'inizio del suo mandato, è l'ottava volta che il Presidente Obama tiene un discorso di elogio funebre per i giovani cittadini americani.

Il numero continua a crescere però, così il 30 novembre 2010 un ragazzo tiene in ostaggio 23 coetanei alla scuola di Marinette (Wisconsin), uccidendosi prima di essere arrestato.

Il 18 gennaio 2011 la Gardenia High School in California vede 3 dei suoi studenti feriti e, a distanza di poco più di un anno, il 27 febbraio 2012 la Chardon High School (Ohio) perde tre ragazzi. Più recenti la Oykos University (Oakland) e la Auburn (Alabama), ma non per questo meno gravi: nella prima si contano 7 morti e 3 feriti il 2 aprile del 2012; nella seconda tre morti durante uno scontro del 10 giugno 2012, a solo 2 mesi di distanza l'una dall'altra. Un lungo elenco che attende di chiudersi, una volta per tutte, prima di far fuoco ancora sulle future generazioni americane.