La Camera ha approvato, il 18 novembre scorso, il disegno di legge delega per l'attuazione delle direttive europee 2014/24/UE e 2014/25/U in materia di appalti pubblici. La legge delega detta i criteri e gli obiettivi ai quali il Governo si dovrà attenere nell’emanare i decreti legislativi che interessano tutta la disciplina vigente in materia sia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, sia dei contratti che riguardano i settori speciali (acqua, energia, trasporti e servizi postali).

L‘obiettivo è quello di semplificare gli adempimenti per chi avrà a che fare con gare pubbliche e garantire, inoltre, certezza dei tempi per la realizzazione delle opere pubbliche. Il Senato, visti i tempi stretti per il recepimento delle direttive europee, dovrebbe provvedere abbastanza celermente ad approvare definitivamente il pacchetto di misure già convalidato dalla Camera.

A breve, dunque, la parola passerà al Governo che dovrà provvedere ad emanare i relativi decreti legislativi. L'Esecutivo potrebbe decidere di approvare un primo decreto delegato mirato a recepire le direttive europee entro il 18 aprile 2016, e un secondo decreto più corposo diretto ad attuare in modo globale tutti i punti e principi contenuti nella legge delega, la cui scadenza è fissata entro il 31 luglio 2016.

Cosa prevede le legge delega sugli appalti?

Il punto centrale della legge delega è sicuramente l'estensione e il rafforzamento dei poteri affidati all'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) che disporrà anche di poteri di intervento cautelare. È prevista, inoltre, una nuova disciplina specifica nei subappalti, il cui campo di applicazione verrà esteso a tutti contratti di lavori, forniture e servizi.

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Saranno semplificate le modalità d’Integrazione dei documenti di gara. Per quanto riguarda la qualificazione delle imprese, si applicheranno nuove regole per la decadenza e la sospensione dei certificati Soa. Il prezzo più basso diventa un criterio residuale anche per i lavori pubblici. Si darà la preferenza al criterio dell’offerta più vantaggiosa.

Anche i TAR saranno interessati da cambiamenti che riguarderanno l'introduzione di un rito speciale per la risoluzione delle controversie relative alle esclusioni dalla gara per mancanza o carenza dei requisiti. Nella fase cautelare, invece, il giudice amministrativo dovrà tenere in grande considerazione quei casi in cui l'inefficacia del contratto è conseguita dall'annullamento dell'aggiudicazione.

E per quanto riguarda gli operatori di call center?

La riforma sugli appalti pubblici per i lavoratori dei call center prevede che nel caso di passaggio del rapporto di lavoro dal vecchio al nuovo datore, gli stessi conservino il posto di lavoro.

Al momento del subentro della nuova impresa, le condizioni con cui avverrà la prosecuzione del rapporto dovranno essere stabilite dai contratti collettivi nazionali. L'azienda subentrante dovrà, inoltre, tenere sempre presenti i limiti e le condizioni previste dagli accordi collettivi, qualora volesse modificare i trattamenti economici e normativi applicati al personale.

Scatta anche l'obbligo, per le imprese pubbliche e le P.A. che volessero stipulare un contratto d'appalto per servizi di call center, di informare le organizzazioni sindacali italiane maggiormente rappresentative. Chissà se tali nuove disposizioni riusciranno non solo ad aggiornare le procedure in materia di appalti, ma anche a ridurre la corruzione. Per info su leggi premi il tasto segui.