Nel porto di Reggio Calabria, la nave “Corsi” appartenente alla Guardia Costiera è attraccata al porto con a bordo oltre 370 migranti. Nella fattispecie, si tratta di ben 312 uomini e di 59 donne, tutti provenienti dall’Africa centrale. Al momento non sembrano esserci minori o bambini. La situazione, comunque, è abbastanza allarmante, vista la precarietà con cui queste persone meno fortunate raggiungono le nostre coste.

Il primo soccorso ai migranti

A bordo di questi barconi, inoltre, le condizioni igienico-sanitarie sono alquanto precarie, per non dire assolutamente assenti. Infatti, su questi barconi si sono riscontrati numerosissimi casi di scabbia che contribuiscono ad aumentare la preoccupazione verso questo fenomeno sempre più diffuso negli ultimi mesi.

Il primo soccorso apprestato a queste persone è stato coordinato dalla Prefettura con un'operazione congiunta, condotta dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri, dalla Guardia di Finanza e dalla Capitaneria di Porto.

Oltre a questi, è stato molto prezioso il contributo prestato dalle associazioni di volontariato, dall’Azienda ospedaliera di Reggio e dalla Croce Rossa Italiana.

Il ruolo dello Stato Islamico

Vista la situazione di tensione internazionale creatasi dopo la “strage di Parigi” al Bataclan e allo Stade de France, in molti si chiedono se non ci sia proprio lo Stato Islamico dietro questi arrivi. Al momento non ci sono riscontri certi in merito, ma comunque le autorità sono vigili e pronte ad intervenire verso qualsiasi situazione sospetta venga a crearsi.

Tuttavia, l’ipotesi secondo cui gli uomini del Califfato si celino dietro gli sbarchi di migranti, è alquanto plausibile. Non dimentichiamoci, infatti, che i terroristi coinvolti negli attentati di Parigi erano già presenti sul “luogo del delitto” già da diversi anni.

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La strategia dell’Isis potrebbe essere, quindi, quella di infiltrarsi nei Paesi che intende colpire, utilizzando proprio i barconi pieni di migranti come “cavallo di Troia”. Quali strategie appronteranno gli Stati dell’Unione Europea per contrastare questo fenomeno?