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In una galassia lontana lontana... non c'è un impero galattico che minaccia la federazione di pianeti liberi, ma un buco nero gigante che divora i sistemi planetari nelle sue vicinanze. Una recente immagine ottenuta dal Telescopio Spaziale Hubble (operato congiuntamente dalle agenzie spaziali NASA ed ESA) rivelano la struttura e la bellezza della galassia a spirale NGC 4845, distante 65 milioni di anni. L'inclinazione della galassia è tale da permettere di studiare in dettaglio la struttura a spiarle presente nel disco e la regione centrale, dove risiede un buco nero supermassivo. La ricerca è stata guidata dall'astronomo S. Smartt, della Queen's University di Belfast.

Come molte delle galassie osservate, NGC 4845 ospita nel suo centro un buco nero gigante, detto supermassivo. Il nome è ben meritato: la sua massa equivale a quella di circa trecentomila soli! Esso non è diretamente osservabile, ma la sua presenza e la sua massa possono essere determinate dal moto caotico delle stelle nella zona centrale della galassia. Queste stelle sono soggette ad un forte campo gravitazionale e quindi hanno velocità molto maggiori che in assenza di un buco nero.  

Un buco nero "affamato"

Anche la nostra galassia, la Via Lattea,  ospita nel suo centro un buco nero di massa simile, situato in direzione della costellazione del Sagittario, da cui il nome, Sagittarius A*. Ma al contrario del "nostro", quello situato nella lontana galassia NGC 4845 ha mostrato nel 2013 in modo molto appariscente e spettacolare la sua presenza...

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e la sua "fame".

Nel 2013, un gruppo di astronomi hanno osservato una violenta esplosione (testimoniata da una intensa e breve emissione di raggi X) proprio nella regione centrale della galassia: era il risultato della cattura da parte del buco nero di un corpo massivo, probabilmente un pianeta isolato poco più grande di Giove, avvicinatosi troppo al "mostro". In un certo senso, il buco nero gioca" con il suo cibo: la durata della radiazione emessa durante la cattura e lo stritolamento del pianeta vagante era stata di circa due mesi, periodo nel quale i resti del corpo celeste distrutto sono rimasti in orbita intorno all'orrizonte degli eventi.