La paura del "fungo", quel terribile tarlo che ha turbato i sogni di tante generazioni dal 1945 in poi. Le immagini in bianco e nero, devastanti, di Hiroshima e Nagasaki; venne poi la "Crisi di Cuba" che sembrava poter gettare l'umanità verso la terza guerra mondiale. Negli anni si compresero anche i rischi legati all'energia nucleare utilizzata per scopi pacifici. Venne il disastro di Cernobyl, era il 1986. L'Italia fu tra i primi Paesi del blocco occidentale a dire "no" all'uso dell'energia atomica dopo averla sfruttata per quasi trent'anni. Si viene poi a scoprire che nelle basi militari di Aviano e Ghedi ci sono circa 90 testate atomiche, eredità del programma di condivisione nucleare avviato nel dopoguerra dagli Stati Uniti con i Paesi alleati.

Ma questa è un'altra storia, l'abbiamo già raccontata.

Obama: 'L'Isis non deve arrivare all'atomica'

Ma cosa accadrebbe se un'arma di distruzione di massa fosse in mano allo Stato Islamico? I leader dell'Isis non hanno mostrato il minimo scrupolo, finora, a spezzare vite innocenti ed a questo scopo addestrano miliziani disposti a sacrificare la propria vita in nome di una distorta jihad. Secondo il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, oggi il rischio del "terrorismo nucleare" è la minaccia più grande a livello globale. Nella recente conferenza sul nucleare che si è tenuta a New York, il leader della Casa Bianca ha puntato l'attenzione sulla convenzione stipulata da 102 Nazioni, attraverso la quale sarà molto arduo per l'Isis mettere le mani su eventuali armi nucleari.

Ma naturalmente, sempre secondo Obama, non è questa la soluzione definitiva. "Occorre mettere ulteriormente in sicurezza i siti nucleari e ridurre ancora gli arsenali", ha tuonato il presidente degli Stati Uniti che non ha mancato di lanciare più di una frecciata a Vladimir Putin che avrebbe fatto "poco o nulla" per impedire la proliferazione delle armi nucleari.

Il presidente russo viene dipinto come un "militarista". Che poi il governo americano stia pensando di allestire una sorta di nuova "Linea Maginot" lungo i confini orientali del blocco NATO ...anche questa è un'altra storia.

Eccesso di allarmismo o pericolo reale?

Tornando all'Isis, quante possibilità esistono che il Califfato possa mettere le mani sull'atomica?

Secondo Jeffrey Lewis, tra i maggiori esperti al mondo di armi nucleari, il rischio è legato proprio a quella pesante eredità del programma di condivisione nucleare di cui abbiamo accennato sopra. In Belgio, dove sono palesemente attive le cellule islamiste e dove esiste un problema evidente di sicurezza, sono una ventina le testate nucleari dislocate nella base di Kleine Brogel (ad un'ora di auto da Bruxelles) la cui sorveglianza è stata raggirata in maniera eclatante negli anni scorsi da un gruppo di attivisti di movimenti "anti-nucleare". Giovani che penetrarono indisturbati all'interno della base ed ebbero anche il tempo di scattare foto e girare video nei locali dove sono custodite le armi. E se si fosse trattato di terroristi?

'Bombe sporche' e pericoli italiani

Il rischio di una "bomba sporca", costruita cioè con materiale preso nelle centrali (in Belgio ne esistono due) è invece di minore entità secondo Jeffrey Lewis. Si tratta di materiale altamente radioattivo, difficile da maneggiare e da "trattare", ed è altrettanto difficoltoso reperire le necessarie attrezzature per procedimenti del genere. Più semplice attaccare direttamente la centrale, piazzando un ordigno e causando effetti devastanti. A pensarci bene, questo non ci fa dormire sonni tranquilli in Italia. Nel nostro Paese sono presenti quattro centrali nucleari dismesse al cui interno sono ancora custoditi elementi radioattivi (la bonifica sarà completata entro il 2025) e tre depositi con oltre 230 tonnellate di scorie.

Senza contare che ad Aviano e Ghedi c'è quasi la metà delle testate nucleari presenti in Europa. Non siamo più tanto sicuri che questa sia un'altra storia.

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