La scossa sismica dello scorso 30 ottobre ha cancellato la convinzione diffusa che quelle successive alla principale non potessero superare la sua intensità. Adesso sappiamo che non è vero. Ce lo hanno spiegato i sismologi e ce lo hanno dimostrato i fatti. La scossa del 30 ottobre è stata di magnitudo 6.5, la più intensa del XXI secolo e, di conseguenza, superiore a quella del 24 agosto di 6.0 Richter.

I geologi per la natura stessa di questi eventi, ancora non prevedibili, si esprimono sempre in maniera prudente per quanto riguarda l’evoluzione dei terremoti. Inevitabilmente, a chi gli domanda se sono possibili altre scosse di intensità superiore, sono costretti a dire: non si possono escludere.

Per fortuna hanno posizioni più nette nell’escludere possibili relazioni tra questi eventi e il vulcano sottomarino Marsili, nel Tirreno meridionale. Il più esteso d’Europa che si trova a tremila metri sotto il livello del mare e si innalza per duemila metri.

La violenta scossa che salvò molte vite

Una scossa di intensità superiore alla prima, quindi, pur se non frequente non è un’anomalia. Infatti era già successo, in maniera provvidenziale, nel 1962, in Irpinia. Il 21 agosto alle 16.56 una scossa di magnitudo 6.1 spinse la gente ad abbandonare le case e precipitarsi nelle strade. I danni che produsse erano molto contenuti e non c’erano vittime. La gente impaurita, preferì rimanere ancora nelle strade. Una scelta che salvò la vita a centinaia di persone. Alle 18.30, infatti, una spaventosa scossa, di magnitudo 6.4 Richter, fece crollare molti degli edifici nei quali, senza l’evento precedente, ci sarebbero state delle persone.

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Ariano Irpino fu praticamente rasa al suolo e 68 comuni subirono ingentissimi danni. Le vittime furono diciassette ma quella prima scossa salvò molte vite.

L’Irpinia, suo malgrado, si è trovata al centro anche di quello che, finora, è stato il più devastante Terremoto del dopoguerra. L’epicentro cinquanta chilometri a sud del precedente, tra Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania. Enorme il numero di comuni ridotti ad un cumulo di macerie. Colpì un’area comprendente la Campania e buona parte della Basilicata, con effetti catastrofici nelle province di Avellino, Salerno e Potenza. Chi ha vissuto quel terremoto comprende, meglio di chiunque altro, il dramma che stanno vivendo le popolazioni di Lazio, Marche e Umbria colpite dagli attuali eventi sismici.

Il più devastante sisma del dopoguerra

Il terremoto del 1980, di magnitudo 6.9 Richter, causò 280mila sfollati, quasi 9mila feriti e 2914 morti. La prima scossa alle 19,34 di domenica 23 novembre detiene forse un primato assoluto, per quanto attiene alla durata: novanta secondi.

Un intervallo interminabile per chi sta vivendo un incubo. Lo ricorda bene uno dei tanti testimoni di quella serata: “Allora vivevo a Napoli. In una zona ad alta densità abitativa con palazzi di 7-8 piani. Appena avvertii i segnali caratteristici del terremoto, mi precipitai verso il balcone. Volevo vedere cosa stava succedendo. Ebbi l’impressione che il palazzo di fronte mi si stesse abbattendo addosso. Ritornai dentro, eravamo in cinque e ci riunimmo in cucina. Eravamo pietrificati e aspettavamo che passasse. Ma non finiva mai. Dopo quasi un minuto dalle mensole e dai mobili cominciarono a precipitare oggetti di ogni tipo. Poi comparvero le prime lesioni nei muri. Allora, persi ogni speranza ma, non so perché, mi sentii finalmente rilassato e pensai: adesso morirò!”