Epilogo nel caso che ha coinvolto anche un politico Lombardo dopo le Elezioni Ammnistrative del 2010.

Parliamo l'ex assessore regionale lombardo Domenico Zambetti che nel 2010 fu accusato di aver comprato quattromila voti alla 'ndrangheta.

L'esito della vicenda giudiziaria

Le prime accuse agli indagati furono rivolte dopo una serie di indagini condotte dai carabinieri di Milano coordinate dalla Dda sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia.

Tali accuse si rivelarono fin da subito estremamente gravi trattandosi di reati che andavano dall'associazione di stampo mafioso alla corruzione, dal voto di scambio all'estorsione.

Oggi, dopo una lunga vicenda giudiziaria, il Tribunale di Milano ha condannato a tredici anni e mezzo Domenico Zambetti con l'accusa di aver comprato quattromila voti per le regionali del 2010.

Altre condanne sono state emesse nei confronti di Ambrogio Crespi (12 anni) fratello di Luigi, l'ex sondaggista di Berlusconi e di Eugenio Costantino (16 anni e mezzo), referente della cosca Di Grillo-Mancuso. È stato invece assolto Alfredo Celeste, ex sindaco di Sedriano, il primo Comune del milanese sciolto per mafia.

Le dichiarazioni raccolte dagli organi d'informazione

Al termine dalla lettura della sentenza gli organi d'informazione hanno raccolto le dichiarazioni "a caldo" di alcuni dei personaggi condannati. Al riguardo riprendiamo le dichiarazioni di Costantino che sembra abbia dichiarato di non avere idea di cosa sia la mafia che secondo lui non esiste e che è tutta una invenzione.

Tali assurde parole rendono l'idea di quanto sia elevato il rischio d'infiltrazione malavitosa e quanto questo "cancro" sia capace di infiltrarsi nella politica.

Esso si radica "negli adepti" che non esitano a negare se stessi pur di non tradire il clan.

Resta comunque la presunzione di innocenza prevista dal nostro sistema giudiziario a cui competerá valutare la decisione adottata dai giudici milanesi.

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