Dopo giorni di attesa, Gabriele del Grande telefona alla famiglia, confermando di stare bene. Ma ad oggi, non sono chiari né i tempi né le modalità di rilascio del reporter italiano, fermato il 9 aprile al confine tra Turchia e Siria. In risposta, il giornalista dichiara di aver iniziato uno sciopero della fame, insieme ad altre persone detenute illegalmente per motivi politici.

Gabriele: "Sto bene. Da stasera sciopero della fame, invito tutti a mobilitarsi"

Il reporter e documentarista Lucchese è stato fermato dalle autorità turche in un'area al confine con la Siria, nel corso di un'intervista con il TG3 Regionale, domenica 9 aprile.

La polizia lo ha condotto in un centro di identificazione ed espulsione, a Hatay, per poi spostarlo a Mugla, senza possibilità di usare un telefono fino a questo pomeriggio.

Nel corso della chiamata, avvenuta attorno alle 14.30 di oggi, martedì 18 aprile, ha dichiarato di stare bene, denunciando tuttavia la propria situazione.

"Da stasera entrerò in sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti".

Difatti, è critica la condizione di molti giornalisti e presunti oppositori politici, una situazione ulteriormente complicata dal risultato del referendum voluto dal Presidente Erdogan, che ha letteralmente diviso il Paese.

Reazioni di istituzioni, associazioni e social media

Non ci sono ancora comunicati ufficiali da parte della Farnesina, né dall'Ambasciata italiana ad Ankara.

Numerose sono, tuttavia, le reazioni nate sui social media, soprattutto a seguito del post che ha reso pubblica la chiamata di Del Grande.

Il testo della telefonata è stato postato su Facebook dallo staff di "Io sto con la sposa", il film che il giornalista italiano ha presentato insieme ad altri due autori alla Mostra del Cinema di Venezia, nel 2014.

Su Twitter, dilaga l'Hashtag #IostoconGabriele, con moltissimi utenti che richiedono la mobilitazione del Governo nei confronti della Turchia, tra cui la giornalista e scrittrice Concita de Gregorio, che qualche giorno fa ha dedicato al reporter uno spazio su La Repubblica, e molti giornalisti indipendenti, oltre alle redazioni delle principali agenzie di stampa.

Allo stesso modo, i media internazionali e le associazioni di categoria stanno cercando di portare in luce la situazione in cui versa la libertà di stampa in Turchia, grazie all'intervento e al sostegno di organizzazioni come Amnesty International.

Sempre in rete, si sta diffondendo a macchia d'olio il movimento #FreeTurkeyMedia.

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