La piccola ma fiera comunità cristiana di quetta, città nel nord ovest del Pakistan, sa di essere da tempo nel mirino di chi inneggia alla jihad. Nonostante questo le chiese di Isa Nagrdi, lo storico quartiere cristiano della città, sono sempre gremite. Lo era anche quella presa di mira ieri da un gruppo di terroristi.

Nuovo attentato contro i cristiani in Pakistan

Era da poco finita la funzione domenicale, i fedeli, alla spicciolata, stavano uscendo in strada quando due motociclette si sono fermate proprio lì davanti.

A bordo quattro uomini armati, tutti a volto coperto. Hanno percorso a tutta velocità la stretta strada che porta proprio alla chiesa e quando sono arrivati difronte hanno aperto il fuoco.

Pochi interminabili minuti, giusto il tempo di scaricare contro la gente, scelta a caso, i caricatori dei loro kalashnikov e poi via. Come sono arrivati se ne sono andati lasciandosi dietro ancora una volta sangue e paura.

Due morti e cinque i feriti secondo asianews di Padre Bernardo Cervellera che cita fonti ufficiali, la prima agenzia di stampa occidentale a riferire dell'ennesima strage di cristiani in un paese, il Pakistan, in cui l'odio religioso ha fatto decine e decine di vittime solo negli ultimi anni.

Appena due settimane fa, lo scorso 2 aprile, il lunedì dell'Angelo, un altro commando armato aveva sparato contro un gruppo di cattolici che viaggiava a bordo di un risciò uccidendo a sangue freddo 4 persone. Nel dicembre scorso, ancora a Quetta, l'assalto ad una chiesa metodista rivendicato dall'Isis.

i terroristi sono entrati in azione proprio durante la funzione religiosa uccidendo nove persone e ferendone più di quaranta. Senza dimenticare, poi, la strage di Pasqua di due anni fa in un parco giochi di Lahore, capoluogo del Punjab.

Anche questa volta nel mirino degli attentatori che facevano tutti parte di un gruppo legato ai talebani, la comunità cristiana.

In quell'occasione fu una vera e propria mattanza; oltre settanta i morti, quasi la metà erano bambini, e più di trecento i feriti.

Una scia di sangue che il governo pachistano, al di là delle solite e poche parole di circostanza, fin'ora non ha mai condannato veramente.

I cristiani del Pakistan continueranno, dunque, a sentirsi soli e senza alcuna protezione, isolati nelle loro comunità, quelle che resistono strenuamente sopratutto in quelle zone del paese in cui la sharia e le leggi tribali condannano a morte i sospettati di blasfemia.

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