Questa mattina nel Tribunale di Avellino è stata emessa la sentenza che assolve l'Amministratore Delegato di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci, nel processo per il bus caduto nella scarpata sulla A16 di Monteforte (Avellino). Alla lettura della sentenza, da parte del giudice monocratico Luigi Buono, si è scatenata l'indignazione dei parenti delle vittime presenti in aula: “Vergogna, la legge non è uguale per tutti!".

La sentenza

La sentenza è stata emessa dopo 2 anni e 4 mesi dalla prima udienza del settembre 2016, alla quale erano stati rinviati a giudizio 15 imputati con le accuse di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesione e falso in atto d'ufficio. Sono, quindi, stati assolti 7 imputati e condannati gli altri 8.

Oltre all'a.d.

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è stato assolto anche l'ex dirigente di Autostrade Riccardo Mollo, mentre diversa è stata la sentenza per il proprietario del veicolo Gennaro Lametta (fratello del conducente dell'autobus precipitato), che ha ricevuto la condanna più aspra a 12 anni, e per i tecnici e i dirigenti di Autostrade per i quali sono stati richiesti, invece, dagli 8 ai 5 anni di reclusione.

Dure le parole di Giuseppe Bruno – presidente del comitato che riunisce le famiglie delle vittime - che ha espresso il suo profondo rammarico per "un'Italia in cui i poteri forti zittiscono la verità e la giustizia".

L'incidente

La sera del 28 luglio 2013 l’automezzo, guidato da Ciro Lametta, procedeva verso casa dopo una gita di alcuni giorni in diverse parti d’Italia: Telese Terme (Benevento) e Pietrelcina.

E' proprio sulla strada del ritorno che il bus, dopo aver perso il giunto cardanico che permette il corretto funzionamento dell'apparato frenante, cominciò a sbandare, percorrendo un chilometro e tamponando una quindicina di auto. Il veicolo, nell'estremo tentativo di fermare la sua corsa impazzita, si affiancò alle barriere protettive del viadotto “Acqualonga” che, però, cedettero facendolo precipitare da un’altezza di 40 metri. Furono 38 le persone morte sul colpo. Altri due morirono qualche settimana più tardi, facendo così salire il numero delle vittime a 40. I superstiti, invece, furono solo 10 tra cui 3 bambini salvi grazie all'abbraccio amorevole dei loro nonni, che protessero quelle giovani vite.

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I soccorsi

A poco valsero i soccorsi tempestivi dei Vigili del Fuoco, delle forze dell'ordine, dei medici e infermieri del 118 e l’aiuto di decine di volontari che disperatamente cercarono di tirare fuori i passeggeri, fino all'alba.

La sentenza, per i parenti delle 40 vittime, rinnova il dolore e affonda il suo coltello in una ferita che mai più potrà rimarginarsi, facendoli sentire definitivamente soli.