Una terribile tragedia si è verificata ieri sera intorno alle ore 22:00 presso la casa circondariale di "Borgo San Nicola" a Lecce, dove un ragazzo poco più che 30enne ha deciso di togliersi la vita, a quanto pare usando un lenzuolo. Le modalità esatte con cui il ragazzo l'ha fatta finita non sono ancora note, e per questo è stata avviata un'indagine, utile a chiarire ogni circostanza. Quello che è certo è che il giovane era dipendente dagli stupefacenti, in particolare cocaina.

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Proprio a causa di una crisi d'astinenza due giorni fa era riuscito ad evadere dagli arresti domiciliari per procurarsi la droga. A questo punto per lui è scattata la misura cautelare in carcere, poiché diverse volte, negli ultimi mesi, era riuscito a scappare. Proprio nella casa circondariale il giovane si è suicidato. Adesso la madre vuole vederci chiaro.

La madre della vittima: 'Mio figlio doveva prendere dei medicinali'

La mamma del giovane, di cui per questione di privacy non si riportano le generalità, vista anche la delicatezza dell'argomento, riferisce che suo figlio doveva prendere dei medicinali particolari, che sicuramente lo avrebbero aiutato con la sua delicata situazione psicologica, evitando quindi, di fatto, il dramma che si è consumato.

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La signora aveva anche avvertito il personale della struttura carceraria, e per questo chi indaga ora verificherà anche questo particolare. Sembrava un uomo duro il giovane, ma dentro di sé nascondeva un passato burrascoso, fatto di reati più o meno gravi. Ultimamente però voleva cambiare, ma purtroppo era schiavo della droga, lui così come tanti altri giovani del nostro Paese. Gli ultimi suoi reati infatti sono stati solo delle fughe dai domiciliari, ma niente di più.

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Cronaca Nera

Adesso sul corpo dello sfortunato ragazzo sarà eseguita un'autopsia, forse già domani mattina. Il pm Giovanni Gallone ha già incaricato il medico legale che dovrà eseguire l'esame in questione, il dottor Roberto Vaglio. L'esame però potrebbe slittare se il consulente di parte della famiglia, attualmente rappresentata dall'avvocato Roberto De Matteis, dovesse arrivare da fuori.

Aveva avuto una crisi prima di entrare in carcere

L'inchiesta sul caso in questione si è resa necessaria in quanto il giovane, prima di essere trasportato dai carabinieri in carcere, due giorni fa, aveva avuto una crisi d'ansia ed era intervenuto anche il 118.

La madre aveva detto al personale del carcere di somministrargli uno stabilizzatore, ma da quanto se ne sa non sarebbe stato possibile accettare medicinali senza prescrizioni. Quindi è un caso ancora tutto da chiarire, e bisogna comprendere se il giovane sia stato lasciato in cella d'isolamento senza che nessuno abbia provveduto a calmare la crisi, magari con altri medicinali. Aspetti, questi ultimi, che adesso potrà chiarire solo la magistratura.

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