Uno spuntino davvero salato: quasi 120 euro per tre hot dog ed un panino farcito con prosciutto e formaggio, accompagnati da quattro lattine di Coca Cola ed una bottiglietta d’acqua. Sullo scontrino, che segna un totale di 119 euro e 34 centesimi, spicca la voce del servizio, pari a ben 17,34 euro. Quando Leo Recchia ha letto il conto non voleva crederci: con la moglie ed i due figli di 11 e 15 anni era giunto dalla Puglia fino a Roma per una gita nel weekend.

Sabato due novembre, dopo aver visitato la Cappella Sistina ed i Musei Vaticani, la famiglia di turisti si è ritrovata davanti ad un bar di via della Conciliazione, mentre cominciava a piovere. Dopo essersi seduti all’interno del caffè hanno scelto i panini sul menù: “Sono sincero, non ho badato molto ai prezzi – ammette il capofamiglia, intervistato da Il Messaggero – ma 22 euro per ogni hot dog, ossia del pane con un wurstel e delle patatine, mi sembrano davvero troppi, per non parlare del servizio”.

L’uomo ha anche spiegato come la sera prima aveva pagato la stessa cifra per un ben più sostanzioso pasto completo, consumato in un ristorante dietro al Pantheon.

Gli spaghetti da 430 euro

Inevitabili le polemiche per questa nuova stangata ai danni di turisti nella Capitale. Infatti non è la prima volta che accadono episodi del genere: a settembre aveva fatto molto discutere lo scontrino da 430 euro, ricevuto da due giapponesi che avevano ordinato degli spaghetti con il pesce in un altro locale, sempre nella zona di Castel Sant’Angelo.

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Quella volta era intervenuta la polizia municipale nei giorni successivi, per verificare quanto accaduto nel ristorante. Il Campidoglio aveva promesso nuove regole dopo quell’episodio, che aveva avuto vasta eco sui social. Infatti si era pensato di istituire un bollino “anti-frode” per facilitare i forestieri nella scelta dei locali, evitando quelli che esagerano con i prezzi. Ma per il momento questa proposta non è diventata operativa: l’assessore al Commercio Carlo Cafarotti rimanda al 13 novembre, quando saranno annunciate le nuove strategie a tutela dei visitatori che ogni anno giungono numerosi a Roma.

Le giustificazioni del direttore di sala del bar

Il Messaggero ha sentito anche il direttore di sala del caffè, che non si è mostrato per nulla stupito delle lamentele per i prezzi del locale. “Ci sono stati in passato casi simili – ha spiegato all’inviato del giornale – ma il nostro menù è molto chiaro, basta controllare”. Poi si è giustificato per le cifre così elevate, sottolineando la posizione del bar, a due passi dal Vaticano: “Non abbiamo di certo prezzi popolari, ma il giudizio sulla loro entità resta pur sempre soggettivo” ha aggiunto.

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Per ora il consiglio migliore per i turisti nella Capitale resta quello di controllare attentamente il menù prima di ordinare.

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