La 53enne dipendente di un'agenzia assicurativa di Bra (Cuneo) che nel 2017, per diversi mesi aveva messo degli ansiolitici nel cappuccino di una collega, è stata condannata a quattro anni di reclusione dal tribunale di Asti, con rito abbreviato. La donna si è sempre dichiarata innocente, asserendo: "Io non ho mai fatto una cosa del genere". I suoi legali hanno annunciato il ricorso in Appello.

La ricostruzione dei fatti

Il tutto ebbe inizio tre anni fa, quando secondo l'accusa, l'impiegata, sapendo che i capi della compagnia assicurativa avevano intenzione di fare dei tagli al personale, avrebbe cominciato a mettere degli ansiolitici nel cappuccino di una collega "rivale".

L'avrebbe fatto approfittando del fatto di essere l'addetta alle pause caffè, quella che andava a prendere le bevande per tutto l'ufficio in un bar nelle vicinanze. La vittima cominciò da lì a poco a sentirsi male e a soffrire di vertigini e sonnolenza. Così si fece visitare da diversi neurologi, che non le diagnosticarono nulla. "Lei sta benissimo", le dissero, ma la donna cominciò ad avere dei dubbi e a collegare il fatto che quei malesseri cominciavano sempre in seguito al cappuccino bevuto in pausa al lavoro. E così smise di prenderli per un mese e notò che i sintomi sparirono del tutto. A quel punto, conservò parte della bevanda che la 53enne le portava in una provetta, per farla analizzare.

E lì la sorpresa: nel cappuccino c'erano sostanze ansiolitiche in elevate quantità.

Le dichiarazioni degli avvocati della vittima

"Quel farmaco crea sonnolenza, cefalee, vertigini e debolezza muscolare", ha spiegato il legale Cristiano Burdese, aggiungendo che la sua assistita subito dopo aver bevuto il cappuccino avvertiva dei malesseri e le sue funzioni subivano dei rallentamenti.

Addirittura, una volta, uscendo dall'ufficio sarebbe finita con la sua automobile contro il muretto di un'abitazione. Dopo che la donna ha denunciato l'accaduto, gli inquirenti avrebbero preso anche delle riprese delle videocamere di sorveglianza, nelle quali si sarebbe vista l'impiegata 53enne mentre versava i farmaci nella bevanda della collega, nel tratto dal bar al rientro in ufficio.

Questo, insieme alle analisi sul campione di cappuccino prelevato dalla vittima, avrebbe convinto i giudici del tribunale di Asti a condannare la signora, incensurata, a quattro anni di carcere per lesioni personali aggravate. Ma i legali della controparte non sarebbero d'accordo: "Nel cappuccino ci sarebbe infatti stata una quantità tale di ansiolitici che la persona, bevendolo, sarebbe crollata immediatamente a terra". Invece, la vittima, secondo la difesa, sarebbe andata al pronto soccorso con sintomi lievi.

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