Il tribunale civile di Brindisi ha pronunciato una sentenza di condanna nei confronti di Dagospia e del suo direttore, Roberto D’Agostino. I due sono stati obbligati a versare un risarcimento di 75.000 euro a Rocco Casalino, ex portavoce dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La decisione giudiziaria è scaturita dalla pubblicazione di due articoli e un post su Instagram, diffusi tra il 2019 e il 2020, che sono stati giudicati diffamatori nei confronti di Casalino. Il giudice ha riconosciuto come elementi aggravanti l’utilizzo del mezzo della stampa e l’attribuzione di fatti ritenuti falsi.

La sentenza impone inoltre la cancellazione dal web di tutti gli scritti e dei post incriminati, stabilendo una penale di 500 euro per ogni giorno di ritardo nell’adempimento di tale disposizione. È stato altresì disposto l’obbligo di pubblicare il testo integrale della sentenza su tre importanti quotidiani nazionali: il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore e La Gazzetta del Mezzogiorno, al fine di garantire un’ampia diffusione dell’esito del procedimento. Le spese processuali, ammontanti a circa 14.000 euro, saranno interamente a carico di D’Agostino e Dagospia.

La condanna per diffamazione e le sue motivazioni

Il provvedimento giudiziario si riferisce specificamente a contenuti resi pubblici nel periodo in cui Rocco Casalino ricopriva la carica di portavoce del presidente del Consiglio a Palazzo Chigi.

Gli articoli e il post su Instagram, risalenti agli anni 2019 e 2020, sono stati considerati lesivi della reputazione di Casalino. La magistratura ha evidenziato come la diffusione delle informazioni attraverso il mezzo della stampa e l’attribuzione di fatti non veritieri abbiano costituito fattori aggravanti nella valutazione della condotta diffamatoria. La sentenza, in caso di mancata rimozione dei contenuti dalla rete, prevede l’applicazione di una sanzione pecuniaria giornaliera, rafforzando l’imperativo di conformarsi alle disposizioni.

Il ruolo pubblico di Rocco Casalino

Rocco Casalino ha ricoperto un ruolo di spicco nella comunicazione istituzionale, in qualità di portavoce dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Durante il periodo in cui i contenuti diffamatori sono stati pubblicati, Casalino era attivamente impegnato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, svolgendo funzioni cruciali di supporto alla comunicazione governativa. La sua posizione pubblica ha comportato una notevole esposizione mediatica, che lo ha reso spesso oggetto di attenzione da parte della stampa, anche in relazione a vicende sia personali che professionali. Questa vicenda giudiziaria si inserisce nel più ampio contesto delle garanzie legali previste dall’ordinamento italiano per la tutela della reputazione delle figure pubbliche, specialmente quando la divulgazione di notizie o commenti avviene attraverso i canali di comunicazione di massa.