Le previsioni demografiche Istat delineano un futuro di contrazione e invecchiamento per l'Italia, con impatto evidente in Umbria. La regione vedrà i suoi residenti calare da circa 850.606 nel 2026 a 631.611 nel 2080, una diminuzione di oltre 318.000 unità in poco più di cinquant'anni.

La trasformazione umbra si manifesta anche nella composizione per età. I diciottenni sono previsti in netta riduzione, passando da 8.420 nel 2026 a 4.550 nel 2080. Al contrario, la fascia degli ottantenni è destinata a crescere, da 7.172 nel 2026 a 8.717 nel 2080, con un aumento dell'età media regionale.

Il quadro demografico italiano: calo e invecchiamento

A livello nazionale, lo scenario mediano Istat prevede una popolazione residente in calo da 58,9 milioni nel 2025 a 45,8 milioni nel 2080. Questa riduzione demografica è un risultato pressoché certo, alimentato da un persistente saldo naturale negativo (più decessi che nascite) che il pur positivo saldo migratorio con l'estero non compensa. L'invecchiamento della popolazione è la tendenza più marcata: l'età media italiana salirà da 46,9 anni nel 2025 a 52,1 anni nel 2080. La quota di persone con almeno 65 anni passerà dal 24,7% al 36,8%, mentre i grandi anziani (85 anni e più) raddoppieranno la loro incidenza, dal 4,1% all'8,4%. Ciò pone sfide considerevoli per welfare e sanità, anche per la diminuzione della popolazione in età lavorativa (15-64 anni), che scenderà dal 63,4% al 53,2%.

Famiglie e territori: nuove dinamiche

Le strutture familiari evolvono: il numero di famiglie aumenterà, ma la loro dimensione media si ridurrà. Le famiglie senza nucleo, in particolare le persone che vivono sole, registreranno un incremento significativo, passando dal 40,0% al 44,7% del totale entro il 2050. Le coppie con figli diminuiranno, e a livello nazionale, le coppie senza figli supereranno numericamente quelle con figli già nel 2047.

Sul fronte territoriale, si rafforza la polarizzazione tra centri urbani e aree interne. Quest'ultime, specialmente nel Mezzogiorno, continueranno a subire una perdita di popolazione più rapida. Entro il 2050, le aree interne meridionali perderanno 1,1 milioni di abitanti, un calo quattro volte superiore a quello registrato nel Nord, accentuando i divari in termini di servizi e opportunità.

Mercato del lavoro: partecipazione e sfide

Il tasso di attività della popolazione (15-64 anni) è previsto in crescita dal 66,7% nel 2025 al 71,0% nel 2050, grazie soprattutto a una maggiore partecipazione femminile. Nonostante ciò, la forza lavoro complessiva diminuirà da 24,8 a 21,4 milioni, a causa della contrazione demografica. Permangono ampi divari territoriali, con il Mezzogiorno che, pur migliorando, manterrà un divario di circa 14 punti percentuali rispetto al Centro-Nord nel tasso di attività.