Messina, 18 agosto 2026. Il museo regionale Accascina di Messina ha riaperto le sue porte al pubblico, a pochi giorni dal clamoroso furto delle opere di Antonello da Messina avvenuto durante le festività di Ferragosto. Un’immagine eloquente accoglie i visitatori: teli neri sono stati stesi sulle basi che un tempo ospitavano le tavole del Polittico di San Gregorio, noto anche come del Rosario, a coprire lo spazio desolatamente vuoto lasciato dai dipinti trafugati. Nella mattinata di riapertura, circa una trentina di visitatori hanno varcato la soglia, confrontandosi con questa nuova e dolorosa disposizione.
Il Polittico di San Gregorio, un’opera di inestimabile valore commissionata ad Antonello da Messina da Fabria Cirino, badessa del monastero di Santa Maria extra moenia, era originariamente composto da sei tavole. La sua iconografia centrale raffigurava la Madonna in trono col Bambino e angeli reggicorona, identificata dal Rosario che poggiava sul gradino inferiore. Ai lati, l'opera presentava i Santi Gregorio e Benedetto, mentre nel registro superiore erano visibili l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata. È noto che la tavola centrale della cimasa, che si presume raffigurasse il Cristo morto sorretto dagli Angeli, era già andata perduta da tempo.
Il furto e le opere sottratte: un colpo da milioni di euro
Il furto, perpetrato nella serata di sabato 15 agosto, ha visto i ladri eludere con successo i sistemi di allarme e sicurezza del museo regionale, conosciuto anche come MuMe. Sono state sottratte tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio, datato 1473. Fortunatamente, due delle tavole rubate sono state successivamente rinvenute all’esterno della recinzione del museo, abbandonate durante la fuga dei malviventi. Oltre a queste, è stata trafugata anche una preziosa tavoletta bifronte: su un lato raffigurava la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione, mentre sul retro presentava il Cristo in Pietà.
Anche lo spazio occupato da quest'ultima opera è ora coperto da un telo nero, a testimonianza della grave perdita.
L’esperto d’arte Alberto Fiz ha stimato il valore delle opere rubate in una cifra compresa tra i 70 e gli 80 milioni di euro. La direttrice del museo, Marisa Mercurio, ha espresso profondo dolore per l'accaduto, dichiarando: “Siamo devastati da quanto successo. Si tratta di due delle opere più importanti e conosciute di Antonello da Messina. È una perdita tremenda per il museo, per la città, per la comunità e per l’intero mondo dell’arte”. Mercurio ha inoltre enfatizzato l'importanza identitaria dei dipinti, affermando che “queste non sono semplicemente opere di Antonello da Messina, ma rappresentano un elemento identitario e culturale fondamentale per la regione, un patrimonio che va oltre il mero valore artistico”.
Il ruolo del museo e l'impatto sulla comunità
Il museo regionale Accascina, o MuMe, è un pilastro della cultura messinese, custode di una collezione di opere di grande rilievo storico e artistico, inclusi numerosi capolavori del Rinascimento siciliano. La sua funzione è cruciale nella valorizzazione del patrimonio culturale locale e nazionale. A seguito del furto, la struttura è rimasta chiusa per l'intera giornata di domenica, al fine di permettere alle autorità competenti di condurre le indagini necessarie e raccogliere elementi utili alle ricerche.
Le opere di Antonello da Messina, artista simbolo della Sicilia, sono considerate di valore inestimabile e rivestono un’importanza capitale per l’identità culturale della città di Messina.
Il furto è avvenuto in un periodo particolarmente significativo, quello delle celebrazioni dell’Assunzione di Maria, note come Ferragosto. Durante queste festività, Messina è animata da tradizionali processioni e manifestazioni religiose, che attirano un gran numero di visitatori e residenti nel centro cittadino, rendendo l'evento ancora più sconvolgente per la comunità.