A dieci anni dal terremoto che sconvolse il centro Italia il 24 agosto 2016, Andrea Cardilli, oggi consigliere regionale delle Marche per Fratelli d’Italia, ha rievocato quei drammatici momenti. All’epoca, Cardilli era un Carabiniere impegnato nelle aree del Piceno colpite dal sisma. Il suo ricordo si concentra sulle immagini indelebili di macerie e dolore, e sull’instancabile lavoro di chi, come lui, non si è tirato indietro di fronte all’emergenza, sottolineando il ruolo cruciale dei militari nelle ore e nei giorni successivi alla catastrofe.

La testimonianza di Cardilli e l'impegno dell'Arma

“Io c’ero, noi Carabinieri c’eravamo”, ha affermato Cardilli, ripercorrendo l’esperienza sul campo. “Abbiamo messo le mani tra quelle rovine, abbiamo cercato chi era rimasto intrappolato, abbiamo dato una mano a chi non aveva più nulla. Non per gloria, ma perché era il nostro dovere e perché, in quei momenti, il senso civico non si discute: si vive”. Un impegno che, alcuni mesi dopo, gli valse l’Encomio solenne del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri. Cardilli ha però precisato che tale riconoscimento “non appartiene solo a me, ma a tutti coloro che in quei giorni e nelle scosse successive hanno lavorato senza sosta, spesso mettendo a rischio la propria incolumità”.

A distanza di un decennio, Cardilli non intende celebrare un’impresa, ma piuttosto custodire una memoria viva. “Ricordo i volti, le urla, il silenzio dopo, le braccia che si tendevano dalle macerie. Ricordo chi non è tornato a casa”. Il suo pensiero è rivolto con profondo rispetto alle famiglie delle vittime e alle comunità che ancora oggi portano i segni indelebili del terremoto. “A loro, e a chi ha ricostruito mattoni e vite, va il mio pensiero e il mio rispetto. L’Arma ha fatto la sua parte con sacrificio e dedizione. Non dimentichiamo. Mai”.

Amatrice e la difficile rinascita a dieci anni dal sisma

Il terremoto del 24 agosto 2016 ha lasciato una ferita profonda, colpendo duramente Amatrice e numerosi altri centri in quattro regioni.

Il bilancio fu tragico: 303 morti, 388 feriti e 41.000 sfollati. A dieci anni di distanza, l’ottanta per cento dei residenti vive ancora in casette prefabbricate, a testimonianza di una ricostruzione che fatica a restituire piena normalità. Amatrice ha visto il suo numero di abitanti diminuire del tredici per cento dal sisma, un processo di spopolamento già in atto ma drammaticamente accelerato dall'evento. Le comunità locali continuano a lottare con le conseguenze della distruzione, mantenendo viva la speranza di una completa rinascita.