La Procura di Verbania ha iscritto nel registro degli indagati due persone in relazione alla tragica morte di Pietro Maria Fiori, un giovane volontario di 35 anni, avvenuta in una baita di pastori sull’Alpe Buscagna, nel Verbano-Cusio-Ossola. L’incidente, che ha scosso la comunità locale, si è verificato nella notte tra sabato e domenica. Fiori si trovava in Ossola per contribuire al progetto Pasturs, un’iniziativa dedicata al supporto degli allevatori.

Le indagini si concentrano su Francesco Biondo, titolare dell’azienda agricola proprietaria della baita, il quale era rimasto lievemente intossicato ed è stato successivamente dimesso dall’ospedale.

La seconda persona indagata è colei che aveva installato il boiler scaldabagno presente nella struttura. L’ipotesi principale è che una fuga di monossido di carbonio proprio da questo dispositivo possa aver causato l’intossicazione fatale e le lesioni agli altri occupanti. Le accuse formulate nell’inchiesta sono di omicidio colposo e lesioni colpose. Sul corpo di Pietro Maria Fiori è stata disposta l’autopsia per chiarire le cause esatte del decesso.

Gli accertamenti sulla baita e le indagini in corso

Le complesse indagini, volte a ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, sono state affidate al Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Domodossola. Per permettere approfondite verifiche tecniche, una porzione della baita è stata posta sotto sequestro.

Gli accertamenti si concentrano su diversi dispositivi presenti all’interno della struttura, tra cui il boiler scaldabagno, già sequestrato nella giornata di domenica, alcune bombole di gas e una stufa a legna. Questi elementi sono considerati cruciali per determinare la fonte della presunta fuga di monossido di carbonio.

Il fascicolo d’inchiesta è stato aperto dalla Procura e affidato al pubblico ministero Laura Carrera. Le verifiche tecniche mirano a stabilire l’origine precisa della fuoriuscita di monossido di carbonio e a chiarire la sequenza degli eventi che hanno portato all’intossicazione all’interno della baita. L’autopsia sul corpo del 35enne è un passaggio fondamentale degli accertamenti medico-legali previsti dall’inchiesta, essenziale per fornire elementi probatori.

Le condizioni degli altri coinvolti

Per quanto riguarda le altre persone coinvolte nell’episodio, si registrano aggiornamenti positivi. Francesco Biondo, il titolare dell’azienda agricola, dopo essere stato lievemente intossicato, è stato dimesso dall’ospedale e ha fatto ritorno alle sue attività. Pierleonardo Zaccheo, presidente dell’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Ossola, ha confermato il miglioramento generale delle condizioni. Ha specificato che “Le condizioni sono positive. I due Biondo, padre e figlio, sono stati dimessi e sono già tornati operativi. Anche gli altri due sono migliorati moltissimo”.

Un particolare sollievo giunge per la ragazza che era stata trasferita all’ospedale Niguarda di Milano in condizioni più serie.

Zaccheo ha indicato un significativo miglioramento del suo stato di salute, con una prognosi stimata di circa dieci giorni. Questi sviluppi positivi offrono un barlume di speranza in una vicenda altrimenti drammatica, mentre le autorità continuano a lavorare per fare piena luce sull’accaduto e sulle responsabilità.