Amanda Knox è intervenuta negli studi di Verissimo per rispondere alle critiche mosse dalla famiglia di Meredith Kercher e alle polemiche sorte attorno al suo spettacolo di stand-up comedy, intitolato Cartwheel. La performance ripercorre gli eventi che l'hanno coinvolta dopo il tragico omicidio della studentessa inglese a Perugia. L'intervista, condotta da Silvia Toffanin, è stata anticipata il 25 settembre 2026 e andrà in onda integralmente domenica alle 16.30 su Canale 5.
Nel corso del suo intervento, Knox ha espresso comprensione per il dolore della famiglia Kercher, che ha perso una figlia e una sorella in circostanze atroci.
Ha riconosciuto la legittimità della loro rabbia, ma ha anche manifestato il proprio dispiacere qualora i familiari si sentissero feriti da quella che lei definisce la persona sbagliata.
Knox ha affrontato direttamente le accuse relative al suo spettacolo, respingendo categoricamente l'idea di fare ironia sull'omicidio. La sua dichiarazione centrale è stata chiara: “Non faccio ironia su un omicidio”. Ha inoltre contestato fermamente l'interpretazione secondo cui il messaggio di Cartwheel possa in qualche modo normalizzare la violenza contro le donne, definendo tale accusa come falsa. Ha sottolineato come il suo racconto sia intrinsecamente legato alla vicenda di Meredith Kercher, affermando che ogni volta che parla della propria esperienza, parla inevitabilmente anche di ciò che è accaduto alla studentessa inglese.
Le critiche a Cartwheel e il legame con la vicenda Kercher
Le polemiche menzionate nell'intervista si concentrano sullo spettacolo Cartwheel e sulle reazioni della famiglia Kercher. In particolare, Stephanie Kercher, sorella di Meredith, ha espresso forti riserve sulla performance presentata all’Edinburgh Fringe, sostenendo che essa tenda a normalizzare e banalizzare la violenza contro le donne. Amanda Knox ha ribadito la sua posizione, negando che il suo messaggio veicoli tale significato.
Nel contesto della discussione sulla vicenda, Knox ha identificato Rudy Guede come l'autore della violenza e dell'omicidio di Meredith Kercher, evidenziando come sia una tragedia che il suo nome sia spesso dimenticato.
Ha poi inquadrato l'intera storia come una vicenda di misoginia, stabilendo un parallelo tra la morte di Meredith Kercher e la propria detenzione. Nel suo racconto, Meredith è stata privata della vita come se non avesse alcun valore, e lei stessa è stata imprigionata come se la sua vita non contasse, pur essendo entrambe, a suo dire, innocenti. Questo riferimento rimane circoscritto alla risposta fornita nello studio televisivo e al contesto delle critiche rivolte al suo spettacolo.