La Valle d'Aosta sta valutando l'applicazione del decreto scuola, con particolare attenzione alle piccole scuole di montagna. La principale preoccupazione riguarda il limite del 30 per cento di studenti stranieri, facilmente superabile in classi con pochi allievi. Le prime analisi, avviate il 25 settembre 2026 ad Aosta, hanno evidenziato la criticità.

La questione è particolarmente sentita nei piccoli comuni montani. Marina Fey, sovrintendente regionale agli studi, ha sottolineato come in classi di soli cinque alunni, la presenza di due bambini stranieri possa già far superare il tetto.

Analogamente, in una classe di tre allievi, anche un solo studente straniero potrebbe comportare il superamento del limite. L'indagine regionale mira quindi a definire l'applicazione della norma in contesti dove le ridotte dimensioni delle classi rendono immediato il superamento della soglia.

Deroghe e gestione delle classi

Nel confronto seguito alla pubblicazione del decreto, la sovrintendente ha evidenziato la necessità di comprendere le eventuali deroghe. Questa situazione si distingue nettamente dai contesti urbani, dove gli istituti più grandi offrono maggiore flessibilità per valutare e riequilibrare la composizione delle classi, ponendo l'accento sull'inclusione e sugli aspetti linguistici.

Il riferimento al 30 per cento si inserisce nelle misure volte a favorire l'integrazione degli studenti stranieri. A partire dall'anno scolastico 2027/2028, le classi prime saranno formate per garantire una composizione equilibrata. Nelle scuole primarie, gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia non potranno superare il 30 per cento degli allievi di ciascuna classe prima.

Il contesto demografico scolastico valdostano

Il memento statistico della scuola valdostana del 2025 indica che gli alunni di origine straniera rappresentano il 10,8 per cento nella scuola primaria, il 9,5 per cento nelle scuole medie e il 6 per cento nelle scuole superiori. Il 54,7 per cento di questi alunni è di seconda generazione. Questi numeri costituiscono la base per la verifica sull'applicazione del decreto nelle istituzioni scolastiche della regione.