L'Associazione Nazionale Magistrati (Anm) interviene con fermezza sul caso della violenza sessuale di Torino, contestando le reazioni emerse a seguito del provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari (Gip). Il 2 settembre 2026, da Roma, il presidente dell'Anm, Giuseppe Tango, ha richiamato l'attenzione sulla vicenda che ha coinvolto il palpeggiamento di una ragazzina di 13 anni e sulla differente valutazione tra il sostituto procuratore e il Gip riguardo alla misura cautelare da applicare all'uomo accusato del grave fatto.
Il sostituto procuratore di Torino aveva sollecitato la custodia cautelare in carcere per l'indagato.
Tuttavia, il giudice per le indagini preliminari ha optato per una misura meno restrittiva, disponendo l'obbligo di firma. Tango ha descritto la violenza contestata come un "fatto odioso" e ha stigmatizzato le reazioni di autorevoli esponenti del governo, qualificandole come "attacchi scomposti" che, a suo dire, sono andati ben oltre la legittima critica al provvedimento giudiziario.
La posizione dell'Anm sulla procedura giudiziaria
Nella ricostruzione fornita dal presidente dell'Anm, il provvedimento adottato dal Gip è pienamente suscettibile di critica e, soprattutto, può essere contestato attraverso gli strumenti procedurali previsti dall'ordinamento. Tango ha specificato che è possibile ricorrere al tribunale del Riesame e, in un secondo momento, eventualmente alla Cassazione.
Ha altresì sottolineato che la decisione sull'obbligo di firma non rappresenta una pronuncia definitiva e non costituisce una sentenza, né tantomeno una condanna o un'assoluzione.
Il fulcro della posizione espressa dall'Anm si concentra sulla delicata relazione tra la critica pubblica, gli strumenti processuali a disposizione e le iniziative di natura ispettiva. Giuseppe Tango ha giudicato "del tutto non ortodosso" l'invio di ispettori in questa circostanza, argomentando che non rientra tra i loro compiti istituzionali la valutazione del merito dei singoli procedimenti giudiziari. L'Anm, pertanto, pone l'accento sulla chiara distinzione tra il controllo di legittimità previsto dalle norme processuali e la valutazione sostanziale del contenuto di una decisione giudiziaria.
Dettagli del caso di Torino
La vicenda al centro del dibattito riguarda un uomo che è stato scarcerato a Torino dopo aver trascorso due notti presso il penitenziario Lorusso e Cutugno. L'uomo è accusato di aver commesso abusi in un arco di tempo inferiore ai 40 minuti nei confronti di due donne, una delle quali è una minorenne. L'episodio che ha coinvolto la tredicenne si è verificato all'interno di un minimarket situato nella periferia Nord del capoluogo piemontese, dove la giovane si era recata per acquistare dei succhi di frutta per i suoi fratelli.
Le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza hanno ripreso non solo l'episodio che ha coinvolto la minorenne, ma anche un altro presunto abuso ai danni di una donna adulta che non è stata ancora identificata. Dopo il