Un presidio di solidarietà si è svolto nel pomeriggio a Bari, davanti al Policlinico, in supporto ai medici coinvolti nell'inchiesta avviata dalla Procura di Ravenna. L'indagine riguarda i certificati di idoneità rilasciati per i migranti destinati ai Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). All'esterno della struttura ospedaliera, i manifestanti hanno esposto numerosi cartelli e striscioni, veicolando messaggi chiari in difesa del diritto e del dovere dei sanitari di curare. Tra le frasi più significative spiccavano “medici liberi di curare” e “la cura non è un reato”, sottolineando l'importanza dell'autonomia professionale e dell'etica medica.

L'ipotesi accusatoria al centro dell'inchiesta verte sulla presunta falsificazione di certificati. Si ipotizza che alcuni medici, operanti in diverse strutture ospedaliere italiane, abbiano redatto tali documenti con l'intento di impedire l'ingresso di migranti all'interno dei Cpr. Nell'ambito di questa complessa indagine, l'11 settembre 2026 sono state effettuate perquisizioni anche presso il Policlinico di Bari, coinvolgendo nove medici, tra infettivologi e psichiatri. È importante precisare che, al momento, i nove sanitari baresi non risultano indagati.

Il presidio a difesa della cura e della dignità

Durante il sit-in, i partecipanti hanno espresso con forza la loro solidarietà ai professionisti sanitari interessati dall'inchiesta, richiamando l'attenzione sul ruolo fondamentale della cura nei confronti delle persone in condizioni di vulnerabilità.

Nel corso del presidio, è stato evidenziato come numerose inchieste e rapporti, sia a livello nazionale che internazionale, abbiano ampiamente documentato le condizioni di vita degradanti all'interno dei Cpr. Tali rapporti hanno inoltre segnalato problematiche significative, come l'abuso di psicofarmaci e l'adozione di pratiche sanitarie discutibili, inclusa la gestione delle visite preliminari di idoneità, che sollevano seri interrogativi sulla tutela della salute dei reclusi.

Il messaggio diffuso durante l'iniziativa ha ribadito il dovere etico e giuridico del medico di agire sempre con l'obiettivo primario della tutela della vita e della salute del paziente. Tale dovere, è stato affermato, si estende anche alla valutazione dell'ambiente in cui le persone vivono, specialmente quando il professionista sanitario ritiene che tale contesto non sia idoneo a proteggere adeguatamente la salute, la dignità e la qualità di vita degli individui.

Partecipazione istituzionale e contesto medico-scientifico

Al presidio ha preso parte anche l'assessora comunale di Bari, Paola Romano. L'assessora ha dichiarato di aver accolto l'invito del Comitato no Cpr a titolo personale, per manifestare la propria solidarietà. La sua presenza al sit-in si inserisce nel più ampio quadro delle iniziative e del dibattito pubblico generato dall'inchiesta sui certificati di idoneità per i migranti destinati ai Centri di permanenza per il rimpatrio.

Sulla medesima vicenda, è intervenuta anche la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), con la sua sezione 'appulo-l'.