Un presidio di solidarietà si è tenuto a Bari nel pomeriggio del 21 settembre 2026, davanti al Policlinico, per esprimere vicinanza ai medici coinvolti nell’inchiesta avviata dalla Procura di Ravenna. L’indagine riguarda i certificati di idoneità rilasciati a migranti destinati ai Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). L’iniziativa, caratterizzata da un’ampia partecipazione, ha visto l’esposizione di numerosi cartelli e striscioni che richiamavano i principi fondamentali dell’etica medica e la tutela delle persone in condizioni di vulnerabilità.

Tra i messaggi più significativi esposti figuravano frasi come “Il medico non giudica, non seleziona, non esclude ma si prende cura” e “la cura non è un reato”, sottolineando l’importanza di garantire ai medici la libertà di esercitare la propria professione.

L'inchiesta sui certificati e le perquisizioni a Bari

L’inchiesta della Procura di Ravenna si concentra sull’ipotesi che alcuni medici, operanti in diversi ospedali italiani, abbiano falsificato i certificati di idoneità con l’intento di evitare l’ingresso dei migranti nei Cpr. Un aspetto centrale di questa indagine ha riguardato il Policlinico di Bari, dove l’11 settembre 2026 sono state eseguite perquisizioni nei confronti di nove professionisti.

Si tratta di medici specialisti, tra infettivologi e psichiatri, che operano all’interno della struttura ospedaliera. È fondamentale precisare che, sebbene coinvolti nelle perquisizioni, i nove medici del Policlinico di Bari non risultano indagati nell’ambito di questa complessa vicenda giudiziaria.

Durante il presidio, è stato fortemente richiamato il dovere etico e professionale del medico di agire sempre con l’obiettivo primario della tutela della vita e della salute. Questo principio assume un’importanza ancora maggiore quando si tratta di persone in condizioni di particolare fragilità e vulnerabilità. È stato inoltre ribadito che, qualora un sanitario valuti un ambiente non idoneo alla protezione della salute, della dignità e della qualità della vita di una persona, ha il dovere di segnalare tale situazione.

La scelta del Policlinico come luogo della manifestazione non è stata casuale, essendo il medesimo luogo dove sono state effettuate le perquisizioni che hanno coinvolto i medici baresi.

La partecipazione istituzionale e il messaggio del presidio

Alla manifestazione di solidarietà ha preso parte anche l’assessora comunale di Bari, Paola Romano. La sua partecipazione è avvenuta a titolo strettamente personale, in risposta a un invito ricevuto dal Comitato no Cpr, con l’intento dichiarato di esprimere piena solidarietà ai medici coinvolti in questa delicata vicenda. L’iniziativa ha messo in luce, attraverso la visibilità dei cartelli e degli striscioni, il dibattito cruciale sul rapporto tra l’attività sanitaria, la validità delle certificazioni di idoneità e le condizioni di vita delle persone destinate ai Centri di permanenza per il rimpatrio.

Il contesto dei Centri di permanenza per il rimpatrio

I Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) costituiscono un elemento strutturale del sistema di gestione dell’immigrazione in Italia. Il loro quadro istituzionale li configura come luoghi destinati al trattenimento degli stranieri che sono giunti nel territorio nazionale in modo irregolare e che non hanno presentato richiesta di protezione o