A Catania, il 4 settembre 2026, i carabinieri hanno denunciato un uomo e una donna per la violazione in concorso di un divieto di avvicinamento. L'uomo, già sottoposto a tale misura cautelare e costantemente monitorato tramite un braccialetto elettronico, si è incontrato con la donna dalla quale avrebbe dovuto mantenere una distanza minima di un chilometro. Per eludere il controllo e rendere possibile l'incontro, la donna aveva deliberatamente lasciato a casa il proprio dispositivo di monitoraggio. La situazione è venuta alla luce quando i militari del comando provinciale, durante i consueti controlli, hanno notato il braccialetto elettronico alla caviglia dell'uomo, insospettiti dalla sua presenza in un contesto che palesemente contravveniva alle disposizioni giudiziarie.

Al termine degli accertamenti e dei controlli di rito, entrambi sono stati formalmente deferiti all'autorità giudiziaria per aver infranto congiuntamente il divieto di avvicinamento. Interrogati dai carabinieri, i due hanno fornito una spiegazione, dichiarando di essersi riavvicinati con l'intenzione di ricostruire la loro relazione e di voler tornare insieme. La misura cautelare imponeva all'uomo di non avvicinarsi alla donna oltre il limite stabilito, fissato in almeno un chilometro di distanza, una condizione che è stata evidentemente e volontariamente disattesa da entrambi.

L'intervento dei Carabinieri e il contesto delle misure cautelari

L'episodio che ha condotto alla scoperta della violazione si è verificato intorno all'una del mattino.

Un allarme, generato dal braccialetto elettronico in dotazione all'uomo, ha prontamente attivato la Centrale operativa del comando provinciale dei carabinieri. A seguito di questo segnale di allerta, è stata immediatamente disposta l'invio di una pattuglia del Nucleo radiomobile, già impegnata sul territorio per le attività di prevenzione e controllo. I militari sono giunti presso l'abitazione dell'uomo, dove lo hanno trovato in compagnia della donna che, secondo le disposizioni, avrebbe dovuto essere protetta da ogni contatto.

L'uomo, un trentenne di origine marocchina e residente a Catania, era già destinatario di un significativo provvedimento restrittivo. Era infatti indagato per presunti maltrattamenti commessi nei confronti della sua ex compagna.

Per prevenire ulteriori contatti e garantire la sicurezza della persona offesa, gli era stato imposto il regime degli arresti domiciliari, con l'applicazione obbligatoria del braccialetto elettronico e un esplicito divieto di avvicinamento alla donna, una serie di misure volte a interrompere un ciclo di violenza.

La presenza volontaria della donna e le conseguenze legali

All'interno dell'abitazione, i carabinieri hanno proceduto all'identificazione della donna, una ventiduenne anch'essa residente nella città di Catania. La giovane ha confermato di essersi recata volontariamente presso il domicilio dell'ex compagno, nonostante fosse pienamente a conoscenza delle denunce pregresse e delle chiare disposizioni impartite dall'autorità giudiziaria.

Alla richiesta di spiegazioni da parte dei militari, ha ammesso senza esitazione di aver agito di propria iniziativa, ignorando le misure cautelari in atto per la sua protezione.

L'uomo, durante l'intervento delle forze dell'ordine, non ha opposto alcuna resistenza, collaborando con i militari. La ricostruzione degli eventi e i controlli effettuati hanno inoltre evidenziato che l'uomo era già stato deferito in precedenti occasioni per violazioni simili del divieto di avvicinamento, suggerendo una preoccupante recidività nel comportamento. Entrambi sono stati quindi denunciati in stato di libertà per la violazione delle misure cautelari, un atto che sottolinea la serietà e la gravità del mancato rispetto delle disposizioni legali volte a tutelare le vittime di violenza domestica e a prevenire ulteriori episodi.