Un macabro ritrovamento ha scosso le alture di Nervi, a Genova, dove sono stati scoperti resti umani all'interno di un casotto in muratura. La sconcertante scoperta è avvenuta il 24 settembre 2026, quando una coppia, intenta a ripulire un terreno di proprietà e la struttura annessa, si è imbattuta nei resti. Entrati nel capanno, i proprietari hanno notato un teschio e ossa, riconducibili a un corpo che indossava ancora indumenti pesanti, e hanno immediatamente allertato i carabinieri.

Agli inquirenti, la coppia ha dichiarato di non aver avuto accesso al casotto per molti mesi.

Questa circostanza è ora un elemento chiave nelle indagini avviate a seguito del ritrovamento. Tra le ipotesi considerate, vi è quella che possa trattarsi di una persona senza fissa dimora che avesse cercato riparo dal freddo all'interno della struttura. Gli accertamenti in corso saranno fondamentali per stabilire non solo l'identità del defunto, ma anche se il decesso sia avvenuto in circostanze violente.

Avviato il protocollo per l'identificazione dei resti

Per dare un nome al corpo ritrovato, il medico legale Francesco Ventura ha prontamente attivato le procedure previste dal protocollo d'intesa per l'identificazione dei cadaveri senza nome. Questo percorso investigativo include il confronto del DNA e l'incrocio dei dati con quelli relativi alle persone scomparse.

L'obiettivo primario è giungere a una rapida e certa identificazione dei resti rinvenuti nel casotto sulle alture di Nervi.

Il ritrovamento è avvenuto in una struttura privata in muratura, parte di un terreno di proprietà della coppia che ha lanciato l'allarme. La presenza di indumenti pesanti sul corpo è tra gli elementi iniziali raccolti e analizzati. La verifica medico-legale è cruciale per determinare la causa e l'epoca del decesso, fornendo così i dati essenziali per la successiva procedura di riconoscimento.

Il protocollo regionale per le persone scomparse

In Liguria, il protocollo d'intesa per l'identificazione dei cadaveri senza nome è stato sottoscritto a Genova l'11 luglio. Questo accordo interistituzionale vede la partecipazione di diverse figure e organismi chiave, tra cui il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, i prefetti delle province di Genova, Imperia, La Spezia, Massa-Carrara e Savona, gli uffici giudiziari del distretto della Corte d'Appello di Genova, la Regione Liguria, il Comune capoluogo, l'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Genova, il Policlinico San Martino e ANCI Liguria.

Il protocollo definisce modalità operative specifiche per attribuire un'identità ai corpi non riconosciuti. Le procedure standardizzate comprendono, come elemento centrale, il confronto del DNA tra i resti rinvenuti e le banche dati delle persone scomparse, un passo fondamentale per risolvere casi di lunga data e dare risposte alle famiglie in attesa.