Un’operazione condotta dai Carabinieri di Taranto, denominata “Terra di Confine”, ha portato il 16 settembre 2026 all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di sei persone, poste agli arresti domiciliari. L’inchiesta, che si concentra su un presunto sistema di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera agricola, ha coinvolto anche un ex carabiniere, attualmente in congedo. L’attività investigativa si è sviluppata tra il territorio di Ginosa, nella provincia di Taranto, e diverse aree agricole del Materano, evidenziando un vasto fenomeno di caporalato.

Complessivamente, l’indagine conta 19 indagati, tra cui figurano datori di lavoro, intermediari e soggetti ritenuti, secondo l’impostazione accusatoria, vicini al ruolo di veri e propri “caporali”. La ricostruzione investigativa suggerisce che il sistema fosse in grado di reclutare prevalentemente lavoratori stranieri, organizzandone il trasferimento e mettendoli a disposizione delle aziende agricole. L’ex militare avrebbe avuto contatti con uno dei principali indagati e, in alcune circostanze, gli avrebbe fornito informazioni sensibili relative a controlli o altre attività d’interesse investigativo.

L'Avvio e i Metodi dell'Indagine

L’inchiesta ha preso il via nel luglio 2023, a seguito dell’individuazione di numerosi braccianti agricoli che venivano raccolti in punti prestabiliti per poi essere trasportati nei campi.

Per ricostruire gli spostamenti e il funzionamento del presunto sistema, gli investigatori hanno impiegato una varietà di strumenti e tecniche, tra cui pedinamenti, intercettazioni telefoniche, l’utilizzo di droni per la sorveglianza aerea e l’analisi approfondita dei tracciati satellitari dei mezzi impiegati per il trasporto dei lavoratori. L’attività investigativa si è focalizzata sulla complessa rete di reclutamento e trasferimento della manodopera verso le zone agricole interessate dagli accertamenti.

Il provvedimento cautelare degli arresti domiciliari, emesso dal gip del Tribunale di Taranto su richiesta della Procura, ha riguardato sei individui. Questa misura si inserisce nel più ampio contesto dell’indagine sul presunto sfruttamento della manodopera nel settore agricolo, con contestazioni specifiche legate all’intermediazione illecita.

Il quadro accusatorio delineato dagli atti investigativi comprende i rapporti tra coloro che avrebbero organizzato il reclutamento dei lavoratori, chi avrebbe facilitato la loro messa a disposizione e chi, infine, avrebbe impiegato direttamente i braccianti nei campi, configurando un sistema articolato di sfruttamento.

L'Operazione sul Territorio

L’operazione si è svolta congiuntamente tra le province di Taranto e Matera ed è stata condotta dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto. L'intervento ha permesso di smantellare un presunto sistema di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera nel settore agricolo, noto come caporalato.