La Procura di Milano ha concluso il filone principale dell'inchiesta a carico di Carmelo Cinturrino, ex poliziotto del commissariato Mecenate, contestandogli l'accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione. L'indagine riguarda la morte di Abderrahim Mansouri, 28 anni, noto come “Zack”, ucciso il 26 gennaio 2026 nel boschetto di Rogoredo, a Milano. L'atto, firmato dal pubblico ministero Giovanni Tarzia e legato al fascicolo seguito anche dal procuratore Marcello Viola, apre la strada alla richiesta di rinvio a giudizio. Con l'aggravante della premeditazione, Cinturrino rischia l'ergastolo.
L'ex poliziotto è detenuto in carcere dal 23 febbraio 2026.
La posizione dell'ex agente e le sue dichiarazioni
Durante l'interrogatorio del 6 agosto 2026, Carmelo Cinturrino ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. In precedenza, si era difeso sostenendo di aver sparato per paura, descrivendo l'episodio come una tragica fatalità. Il fatto centrale dell'inchiesta è il colpo esploso da circa 30 metri che ha causato la morte di Mansouri. La chiusura di questo filone investigativo permette alla Procura di procedere con la richiesta di rinvio a giudizio per l'omicidio aggravato dalla premeditazione.
Il secondo filone d'inchiesta: accuse multiple
Parallelamente, un secondo filone d'inchiesta rimane aperto, coinvolgendo Cinturrino e altri sei colleghi del commissariato Mecenate.
Le accuse sono numerose e includono spaccio, estorsione e arresti illegali. L'indagine ha delineato un quadro con oltre 30 capi di imputazione a carico dell'ex poliziotto, tra cui sequestro di persona, detenzione e spaccio di droga, concussione, percosse, calunnia, falso, depistaggio e rapina. Queste contestazioni si affiancano al filone principale sull'omicidio di Abderrahim Mansouri, evidenziando un complesso scenario di illeciti.