Giuliano Amato, presidente emerito della Corte costituzionale, ha offerto una chiara distinzione riguardo la recente disponibilità della Francia a collaborare sul delicato caso della strage di Ustica. Le sue dichiarazioni, rilasciate il 29 settembre 2026 a margine di una cerimonia presso l’Università di Urbino, sottolineano che tale apertura non deve essere interpretata come un’ammissione di colpa, bensì come un sincero desiderio di fare luce sui molti interrogativi ancora irrisolti.

Amato ha richiamato una sua precedente intervista, nella quale aveva già indicato la tesi del missile francese come la più accreditata.

Questa ipotesi era stata formulata proprio a causa dei persistenti dubbi e delle incertezze lasciate da Parigi su alcuni aspetti cruciali della vicenda. La sua posizione attuale rafforza l'idea che la collaborazione francese sia un passo verso la chiarezza, piuttosto che una confessione di responsabilità diretta.

Il presidente emerito ha espresso la sua interpretazione in modo inequivocabile: “Non leggo nella collaborazione che finalmente offrono un'ammissione di colpa: leggo casomai un desiderio di sgombrare quei dubbi”. Questa affermazione lega strettamente la nuova disponibilità della Francia alle incertezze che egli stesso aveva precedentemente evidenziato. Amato ha inoltre aggiunto, con un tono che suggerisce un riconoscimento del proprio ruolo nel dibattito pubblico, che “Mi hanno dato retta, si sono decisi”, riferendosi al fatto che le sue precedenti sollecitazioni avrebbero contribuito a questa svolta.

Il fulcro del suo intervento rimane quindi la lettura della collaborazione come un contributo essenziale al chiarimento della verità, e non come un riconoscimento di responsabilità.

La tesi del missile francese e l'apertura di Parigi

Nel rievocare la sua passata intervista, Amato ha ribadito di aver menzionato la tesi del missile francese in virtù di specifici aspetti della vicenda che, a suo dire, erano rimasti avvolti nel mistero a causa di mancate risposte da parte della Francia. La sua dichiarazione odierna connette questa impostazione alla collaborazione ora offerta, ma senza trasformarla in una conclusione definitiva sulla responsabilità. L’ex presidente della Corte costituzionale inquadra l’apertura francese all’interno della più ampia necessità di sciogliere gli interrogativi che ancora gravano sulla strage di Ustica, un evento che ha segnato profondamente la storia del paese.

Le parole pronunciate a Urbino mantengono una netta distinzione tra due piani concettuali: da un lato, la tesi che Amato aveva indicato come la più plausibile nella sua precedente intervista; dall’altro, il significato che egli attribuisce alla nuova collaborazione transalpina. La disponibilità della Francia viene pertanto descritta come una chiara volontà di sgombrare i dubbi, escludendo, nelle affermazioni di Amato, che questa collaborazione possa essere interpretata come un’ammissione di colpa per l'accaduto.

Nuovi sviluppi nell'inchiesta sulla strage di Ustica

Il contesto giudiziario in cui si inseriscono queste dichiarazioni è quello dell’inchiesta sulla strage di Ustica. Un significativo sviluppo è emerso il 28 settembre 2026, alla vigilia dell’udienza fissata davanti al giudice per le indagini preliminari (gip) del Tribunale di Roma. L'udienza riguarda l’opposizione alla richiesta di archiviazione del caso, un passaggio cruciale per la continuazione delle indagini e per la ricerca della verità su quanto accaduto al DC-9 Itavia.