Svolta significativa nel giallo della scomparsa di Salvatore Giglio, l'uomo di 69 anni di Cutro, in provincia di Crotone, di cui non si avevano più notizie dal settembre 2024. A distanza di circa due anni dalla denuncia presentata dalla moglie, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Crotone, con il supporto della Compagnia cittadina, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. I destinatari del provvedimento sono la moglie sessantenne e il figlio ventottenne della vittima, entrambi residenti a Cutro. Le accuse a loro carico sono di omicidio e occultamento di cadavere, reati contestati in concorso.
Gli arresti e il contesto della scomparsa
Gli arresti sono stati eseguiti il 30 settembre 2026, ponendo fine a un lungo periodo di indagini che ha cercato di far luce sulla sparizione di Salvatore Giglio. La donna aveva formalmente denunciato la scomparsa del marito il 28 settembre 2024, a sette giorni dalla data in cui, secondo le attuali ipotesi investigative, si sarebbe consumato il delitto. Il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per madre e figlio, riconoscendo la fondatezza degli indizi raccolti dalla Procura.
La dinamica del presunto omicidio
Secondo le ricostruzioni dettagliate degli inquirenti, il tragico evento che ha portato alla morte di Salvatore Giglio sarebbe avvenuto il 21 settembre 2024.
Il delitto si sarebbe consumato in ambito domestico, all'interno dell'abitazione della famiglia a Cutro. Successivamente, il corpo dell'uomo sarebbe stato trasportato e gettato nel fiume Tacina, in una zona specifica identificata come località Steccato di Cutro. Nonostante le intense ricerche condotte, la salma di Salvatore Giglio non è stata ancora recuperata, un elemento che complica ulteriormente il quadro investigativo e rafforza l'accusa di occultamento di cadavere.
Le indagini e i tentativi di depistaggio
Le indagini, dirette con meticolosità dal procuratore capo Domenico Guarascio della Procura di Crotone, sono state avviate immediatamente dopo la denuncia di scomparsa e si sono protratte con continuità fino a dicembre 2025.
Durante questo lungo periodo, gli investigatori hanno utilizzato diverse tecniche investigative, tra cui intercettazioni telefoniche e ambientali, raccolta di testimonianze e approfonditi rilievi scientifici. L'analisi di questi elementi ha permesso di delineare un quadro indiziario solido. In particolare, sarebbero emersi chiari tentativi di depistaggio da parte degli indagati, volti a sviare le indagini. Questi includerebbero la presentazione di racconti concordati ma non veritieri, dichiarazioni discordanti tra loro e, un dettaglio significativo, l'acquisto di varechina, presumibilmente destinata a ripulire la scena del crimine. Tutti questi elementi hanno contribuito a consolidare le accuse che hanno portato agli attuali arresti.