Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha espresso il 23 settembre 2026 una critica al recente documento vaticano “Un cammino di speranza”, dedicato al dialogo interreligioso. La sua posizione, diffusa a Roma alle 10:37, si concentra in particolare sul rapporto tra cristiani ed ebrei, sottolineando come il dialogo diventi difficile in assenza di una reale comprensione dell'identità dell'altro.
Nel suo commento alla nota vaticana, firmata da tre dicasteri, Di Segni ha evidenziato una percepita difficoltà nel confrontarsi con la complessità della realtà ebraica.
Ha osservato che il documento tende a presentare l'ebraismo principalmente come fede e identità religiosa, trascurando la sua dimensione di nazione e storia. In questo contesto, il Rabbino Capo ha rimarcato la mancata citazione di Israele, specificando che tale riferimento non si identifica necessariamente con lo Stato di Israele, ma rappresenta comunque un elemento cruciale.
Le obiezioni alla nota vaticana
Il fulcro della contestazione di Di Segni risiede nel rapporto intrinseco tra identità religiosa, storia e la dimensione nazionale dell’ebraismo. Egli ha ribadito che la difficoltà del dialogo è legata a una comprensione incompleta dell’identità altrui, focalizzando l'attenzione sul testo vaticano intitolato “Un cammino di speranza”.
A ciò ha aggiunto una considerazione sul linguaggio utilizzato per descrivere la figura di Gesù, affermando che “Oggi un Gesù palestinese suona strano”.
La nota vaticana, oggetto delle critiche, è stata redatta dai Dicasteri per la Dottrina della Fede, per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso. La sua pubblicazione coincide con il sessantesimo anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra aetate, approvata il 28 ottobre 1965. Questo documento storico ha rappresentato una svolta significativa nei rapporti tra cattolici, ebrei e credenti di altre religioni.
Il documento “Un cammino di speranza”: contesto e obiettivi
Approvata da Papa Leone XIV il 22 giugno 2026, la nota “Un cammino di speranza” ripercorre le fasi salienti del dialogo avviato dopo Nostra aetate. Il testo sottolinea l'importanza di rifiutare ogni forma di discriminazione e persecuzione basata su razza, colore, condizione sociale o religione.