Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha espresso una critica significativa nei confronti del recente documento vaticano intitolato Un cammino di speranza, focalizzato sul dialogo interreligioso. La contestazione, giunta da Roma il 23 settembre 2026, si concentra in particolare sulla nota della Santa Sede che affronta il rapporto tra cristiani ed ebrei, un testo firmato congiuntamente da tre dicasteri vaticani.
Di Segni ha sottolineato come la vera difficoltà nel promuovere un dialogo costruttivo risieda nella mancanza di una piena comprensione dell'identità dell'altro.
A suo avviso, il dialogo tra cristiani ed ebrei diventa problematico se "manca la volontà di comprensione dell'identità dell'altro", evidenziando una lacuna fondamentale nel documento analizzato.
Nel suo commento dettagliato, il Rabbino Capo di Roma ha indicato la rappresentazione della realtà ebraica come un punto di frizione cruciale. Secondo Di Segni, la nota vaticana rivela una difficoltà intrinseca a misurarsi con la complessità dell’identità ebraica, che non può essere ridotta esclusivamente alla dimensione della fede o dell’identità religiosa. Ha richiamato con forza l'importanza della dimensione nazionale e storica del popolo ebraico, collegando direttamente questa osservazione alla notevole assenza del nome Israele all'interno del testo vaticano.
La questione della mancata citazione di Israele
Il fulcro della critica di Di Segni si concentra sull'assenza di qualsiasi riferimento esplicito a Israele nel documento. Il Rabbino ha precisato che, nel suo ragionamento, il termine "Israele" non deve essere automaticamente confuso o identificato unicamente con lo Stato di Israele. La sua contestazione rimane saldamente ancorata al tema più ampio dell'identità ebraica, intesa nella sua articolazione religiosa, storica e nazionale. Questi elementi, a suo giudizio, sono imprescindibili per una comprensione autentica e profonda nel contesto del dialogo cristiano-ebraico.
Il documento Un cammino di speranza, dedicato al dialogo interreligioso, è stato descritto come un testo vaticano di recente pubblicazione, recante la firma congiunta di tre dicasteri.
Di Segni ha richiamato il titolo stesso del documento in relazione alla possibilità di un percorso comune. Nella sua valutazione, il desiderato "cammino di speranza" incontra un ostacolo significativo e quasi insormontabile quando l'identità dell'interlocutore non viene compresa appieno, con tutte le sue sfaccettature, i suoi problemi e le sue difficoltà intrinseche.
L'espressione su Gesù e il contesto ebraico-palestinese
Un ulteriore punto di critica sollevato da Di Segni riguarda una specifica espressione contenuta nel documento vaticano, che si riferisce alla figura di Gesù nel suo contesto del I secolo. Il Rabbino ha segnalato come problematica la formulazione che presenta Gesù, evidenziando una potenziale anomalia o un'interpretazione che merita maggiore attenzione e chiarimento nel quadro del dialogo interreligioso.